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Storia e Storie

Maiori, quel maledetto 6 marzo 1994: 7 morti nel rogo del bus per andare dal Papa

Una tragedia che commosse l’Italia intera, ma che a Maiori lasciò un vuoto incolmabile

Scritto da (Redazione), domenica 6 marzo 2016 21:58:56

Ultimo aggiornamento venerdì 6 marzo 2020 12:55:02

di Emiliano Amato

Sono trascorsi ventisei anni dalla tragedia di Nocera Inferiore dove, nel pullman della morte diretto a piazza San San Pietro, persero la vita 7 persone della Costa d'Amalfi. Era l'alba del 6 marzo 1994: un bus privato, partito da Maiori con a bordo 54 persone che avrebbero dovuto assistere all'Angelus di Sua Santità Giovanni Paolo II, a Roma non ci arrivò mai. Un improvviso incendio al motore, scoppiato all'altezza dell'usita autostradale di Nocera Inferiore, costò la vita a 7 di quelle persone che non fecero in tempo a lasciare il mezzo, vecchio di soli 10 anni, in pochi minuti avvolto dalle fiamme. Antonio D' Urso, 30 anni, con sua moglie, Luisa Mansi, anche lei trentenne, ed il loro figlioletto Mario, di 3 anni; Giacomo Mansi, quindicenne, nipote di Luisa; Rosaria Di Martino, 37 anni, e sua figlia Annarita Ferrara, di 10; Raffaele Fierro, 22 anni, di Tramonti. Queste le vittime di una tragedia che commosse l'Italia intera, ma che a Maiori lasciò un vuoto incolmabile.

Inizialmente si parlò di circuito nell' impianto elettrico a provocare l' incendio. Alle 5.30, il pullman imboccava la "A3", l' autostrada che collega Salerno a Napoli. Un quarto d' ora dopo, mentre già s' intravedeva il casello di Nocera Inferiore, dal quadro dei comandi si levava una sottile colonna di fumo. La gente seduta sulle poltroncine chiacchiera o sonnecchia: nessuno s' accorge di quanto sta avvenendo. Soltanto il conducente si rende conto che qualcosa non va. Ma preferisce andare avanti perché teme che quell' autostrada angusta e pericolosa possa trasformarsi in una trappola. Così s' infila nell' uscita di Nocera Inferiore e raggiunge una rampa che si trova qualche metro più in là . Blocca il pullman e apre lo sportello anteriore. Dal cruscotto, però, si alzano ormai le prime fiamme. L' uomo prova a spegnerle in ogni modo. All' improvviso una lingua di fuoco inghiotte l'abitacolo.

Sei persone restano imprigionate nel retro del bus e s' accalcano vicino alla porta posteriore rimasta bloccata. Raffaele Fierro è tra quelli che ce l' hanno fatta a mettersi in salvo. Ma non vede accanto a sè Elena, la sua fidanzata, e risale per aiutarla. La ragazza, invece, e' già in strada. Insieme agli altri prova a sfondare dall' esterno il portellone. Tutto inutile. "Fate presto, aiutateci", urla Rosaria Di Martino mentre col corpo cerca di riparare la sua bambina. "Giacomo salvati, scappa", grida Antonio Mansi guardando il figlio cadere al di là del vetro annerito dal fumo. Il volto di Elena balena negli occhi annebbiati di Raffaele.

Poi il buio, l'asfissia e più niente. Perfino i vigili del fuoco cederanno al pianto quando, pochi minuti dopo, dovranno trascinare via quei 7 corpi senza vita. Bruciati coi loro piccoli sogni all' alba di una domenica in gita. L'autista fu arrestato con l' accusa di disastro colposo. Dopo una travagliata battaglia legale sarà assolto in via definitiva.

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