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L'Editoriale

Politiche, Italia

Ha vinto Renzi. Chapeau

Il PD batte il Movimento 5 Stelle

Scritto da (admin), lunedì 26 maggio 2014 09:40:14

Ultimo aggiornamento martedì 15 gennaio 2019 15:37:37

Ha vinto Renzi in maniera netta e inequivocabile, asfaltando persino le più rosee aspettative dei suoi sostenitori. Un risultato storico quello raggiunto dal Presidente del Consiglio, attestatosi su percentuali che furono della DC dei tempi d'oro. Il premier vola con un 41% da capogiro, più di 11 milioni di suffragi e per poco non batte il partito del non voto, altissimo quasi a quota 43%.

Ha vinto il Pd che ha saputo finalmente dimostrare una vocazione maggioritaria raccogliendo il miglior risultato di sempre, spingendosi ben oltre il 33% che fu di Veltroni nel 2008. Sembra passato un secolo dal "Non abbiamo vinto ma siamo arrivati primi" di Bersani di un anno fa, dallo psicodramma sull'elezione del Capo dello Stato e dal governo Letta delle larghe intese, campione di impopolarità. Gli Italiani e gli elettori democratici, come al solito, hanno la memoria corta o semplicemente quanto registrato ieri nelle urne è merito esclusivo di Matteo Renzi, Messia di Rignano sull'Arno che ha risollevato i suoi dalle ceneri portandoli finalmente a gioire dopo anni di frustranti sconfitte.

Renzi e il Pd trionfano a braccetto perché, berlusconizzandosi, hanno trovato la ricetta giusta per divenire la prima forza del Paese. Il primo si é proposto come lo strumento, il Pd ha avuto il merito di consegnarsi a lui nel momento opportuno, con buona pace di chi sperava in un immediato regolamento di conti interno che dopo questo voto appare sempre più improponibile.

Hanno perso Grillo e il Movimento Cinque Stelle, arretrati rispetto a un anno fa anche se stabilmente seconda forza del Paese, sempre che voglia dire qualcosa visto il distacco abissale rimediato. Il M5S paga lo scotto di aver alzato lo scontro politico in un Paese geneticamente democristiano, abituato al compromesso e alle rivoluzioni sussurrate in maniche di camicia, anche quando finisce con entrambi i piedi nella fossa. Torna di moda la massima che riempire le piazze non sempre é utile a riempire le urne, spessi "drogate" dal clientelismo praticato sui territori dai portatori di voti. Grillo non ha saputo parlare ai moderati: pensionati e medio borghesi che sono decine di milioni ed hanno avuto paura del messaggio che rompe gli schemi classici di cui si é fatto portavoce dalle agorà. Si é comunque consolidato un consenso rilevante nonostante la palese ostilità dei telegiornali e del mondo dell'informazione verso i pentastellati, si potrebbe osservare, ma si andrebbe a cercare un'analisi da Prima Repubblica che mal si adatta nella democrazia 2.0, fondata sulla schiettezza dei pensieri veicolati in rete. Rivolgersi ad un cittadino comune, spesso distratto rispetto alla politica e disinteressato al dibattito pubblico, non è come parlare ad un attivista che organizza i banchetti domenicali. La presenza in tv è fondamentale, considerata l'influenza che ancora ha sull'opinione degli Italiani. Anche su questi aspetti Beppe Grillo e i suoi dovranno riflettere e fare autocritica nonostante, da un punto di vista della moralità delle scelte, sia oggettivamente disonesto fare rimproveri ad un Movimento che ha rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali e i cui eletti si dimezzano l'indennità parlamentare, in ossequio a quanto promesso nel 2013.

Naufraga Forza Italia, la cui rinascita appare più come un'operazione nostalgica che come un progetto in grado di avere un futuro. Silvio Berlusconi, al netto delle vicende giudiziarie che l'hanno visto condannato in via definitiva per frode fiscale, ha poco da rammaricarsi mediaticamente parlando: ha fatto la sua solita campagna televisiva, rivolgendosi ad una fetta di cittadini che in un battito di ciglia si è scoperta renziana ed ha votato PD, cassando definitivamente quella "paura dei comunisti" che ormai esistono solo negli slogan. L'ex premier è una televendita degli anni novanta che parla al duemila, ripetendo mantra che nel mondo dei social e del web fanno fatica a filtrare come solo fino a pochi anni fa accadeva.

Esulta la Lega Nord, che con la campagna "No Euro" recupera consensi attestandosi su un dignitoso 6% nazionale. Bene Tsipras che supera lo sbarramento di un soffio, risultato non affatto scontato considerando il poco spazio ottenuto e la tradizione negativa delle sommatorie di movimenti a Sinistra. Approda a Bruxelles anche Nuovo Centrodestra, unito per l'occasione con l'UDC: numeri non esaltanti per Alfano che raccoglie il 4,38% ma si salva in calcio d'angolo.

Fuori, invece, Fratelli d'Italia che ottiene un onorevole 3,66% non sufficiente, però, per superare l'asticella del 4%. Non pervenute Scelta Europea, IDV e le altre liste, curioso infine il risultato dei Verdi che sfiorano l'1%, raccogliendo circa 250 mila voti.

Quanto all'aspetto locale, il ciclone-Renzi si abbatte anche sulla Costa d'Amalfi, storico feudo di centrodestra e simbolo della piroetta clamorosa di una gran parte dell'elettorato moderato che ha trovato nel PD il proprio punto di riferimento. I democratici fanno festa a Ravello, in casa del concittadino onorario Brunetta. Valanga di voti sorprendente ad Agerola (42%), fortino consolidato del centrodestra. Partito Democratico al 45% ad Amalfi, al 39% a Maiori, addirittura al 50% a Minori e di un'incollatura sopra persino a Tramonti: numeri che rincuorano i militanti sul territorio, abituati a tutt'altra musica.

Quello di ieri è stato un voto politico più che europeo, un referendum su Matteo Renzi che si è trasformato in un plebiscito. Il passaggio del testimone fra Berlusconi e il suo alter ego viene suggellato dagli Italiani e chi vorrà aspirare al governo del Paese dovrà fare i conti con l'ex boy scout fiorentino. Nell'Italia post ideologica, però, non bisogna mai dare niente per scontato. Un elettorato liquido come quello che si è visto negli ultimi anni potrebbe nuovamente giocare brutti scherzi o piacevoli sorprese, a seconda del punto di vista di chi sarà capace di immaginare la strategia vincente.

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