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Attualità

Il vero stemma della Città di Cava de'Tirreni

Scritto da Livio Trapanese (admin), martedì 10 febbraio 2009 00:00:00

Ultimo aggiornamento martedì 10 febbraio 2009 00:00:00

Premetto che la presente ricerca storico-araldica l’ho realizzata col supporto, dotto e scientifico, delle dr.sse Rita Taglè e Beatrice Sparano, le quali mi hanno sostenuto con sagge indicazioni bibliografiche e con lo studio d’inediti documenti, custoditi nella Biblioteca cittadina “Canonico Aniello Avallone”.

Lo stemma della nostra amata Città origina da quello millenario dell’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità, che si componeva, come ancor’oggi si compone, di tre fasce orizzontali nere su un fondo o campo bianco od argenteo, con l’aggiunta del Pastorale, in figura verticale, e della dizione S. T. C. (Santissima Trinità di Cava. Il toponimo Cava de’Tirreni origina dal 23 Ottobre 1862).

Quando indichiamo fondo, rimembriamo a noi stessi che al di sopra ed al di sotto delle fasce nere, divenute poi rosse per il motivo che dirò, ve ne deve essere, necessariamente, una bianca od argentea, altrimenti non si otterrà, nella totalità, il fondo o il campo. Lo stemma, così descritto, si palesa costituito da quattro fasce bianche, intervallate da tre nere.

All’indomani della conseguita autonomia civico-amministrativa, avutasi all’indomani del 7 Agosto 1394, data in cui Papa Bonifacio IX Tomacelli elevò le Terre di Cava al rango di Città, che per i nostri progenitori significò la fine del potere feudale benedettino, le tre fasce nere furono sostituite da altrettante rosse, mantenendo il campo bianco od argenteo.

Nel passato, non pochi storici, tra i quali Giovanni Alfonso Adinolfi, come nel suo libro Storia della Cava distinta in tre epoche, hanno sostenuto che quando il territorio della Città di Cava, costituito dai tre Distretti di Sant’Adjutore, Metelliano e Vetere, fu suddiviso in quattro Distretti, Province o Quartieri, che assunsero i “toponimi” di Sant’Adjutore, Metelliano, Corpo di Cava e Pasciano, le tre fasce orizzontali rosse divennero quattro. A tal proposito vogliamo significare che non è mai stato trovato alcun reperto ligneo, marmoreo, metallico, lavico, etc., che supportasse tale teoria.

Re Ferrante I d’Aragona, Sovrano del Regno di Napoli, il 4 Settembre 1460 concesse alla Città di Cava il titolo di Città Fedelissima, consegnando, al suo Sindaco, Messere Onofrio Scannapieco, in Napoli, un’epistola ed una pergamena in bianco, firmate e complete del suggello reale, affinché i cavoti, cavajuoli o cauti (gli attuali cavesi), vi scrivessero ogni concessione sovrana che si potesse concedere. Nulla fu mai richiesto! Entrambi i reperti, ancor’oggi, con gran cura, sono così conservati: la pergamena nel Palazzo di Città; l’epistola nella Biblioteca Comunale “Can. Aniello Avallone”.

Il 22 Settembre 1460, dopo diciotto giorni dalla consegna della pergamena in bianco, visto che la Città di Cava non aveva avanzato alcuna richiesta, il Sovrano Aragonese, nel Castello Nuovo di Napoli (il Maschio Angioino) consegnò ai cavoti Pietro Cola Longo, Bernardo Quaranta, Leonetto de Curtis, Tommaso Gagliardi, Petrillo de Monica e Perosino de Giordano una seconda epistola con la quale concesse al popolo de’La Cava di apporre sullo stemma e sulle insegne della Città le armi aragonesi e la sovrapposizione della corona reale. Concesse, altresì, le note guarentigie, consistenti nell’esenzione dal pagamento dei pesi fiscali (le attuali tasse, imposte e contributi), dovuti sia nel vendere e sia nell’acquistare beni mobili ed immobili in tutto il Regno; regno che si estendeva dalla Rocca di San Benedetto del Tronto, a Terracina a Lampedusa.

La missiva indica: …arma ipsius civitatis Cave dipingere seu scolpire a parte dextra duas barras auream ed rubeam domus nostre Regie Aragonie nec non et supra scutum coronam nostram Regiam.… (…sullo stemma della Città di Cava dipingere o scolpire nella parte destra due barre oro e rosse della nostra casa Regia d’Aragona e sopra lo scudo la nostra corona Regia…).

Da una superficiale lettura dell’antico scritto parrebbe che le armi o pali aragonesi debbano essere due: uno di colore oro ed uno rosso. Le parole duas barras sono scritte in accusativo e numero plurale, mentre gli aggettivi auream et rubeam (oro e rosso), in forma singolare. Gli aggettivi, per concordare con i sostantivi, devono essere espressi anch’essi in accusativo plurale. Non possiamo non tener presente che le espressioni indicate nelle epistole del tempo non erano certamente manifestate in un qualificato latino e con una corretta sintassi.

Relativamente al numero delle verghette o pali aureas et rubeas (oro e rosso), in linea verticale, che devono palesarsi nella parte destra dello stemma (a sinistra osservandolo), questo deve essere di quattro, com’è stato rilevato in tutti gli stemmi del XV secolo, ancor oggi siti nel chiosco della Basilica Minore della Madonna dell’Olmo, nella Chiesa di Santa Maria del Gesù, comunemente detta di San Francesco e Sant’Antonio, ed in tant’altri reperti d’epoca, tenuti nella nostra Città, nonostante l’inesatta indicazione riportata nell’epistola del 22 Settembre 1460, a firma di Re Ferrante: duas barras aureas et rubeas poiché in molti scritti del passato abbiamo letto duas barras auream et rubeam. Scrivendo gli aggettivi con la sillaba finale m al posto della s si sovverte la raffigurazione dello stemma. Aureas si riferisce al plurale, auream al singolare e ciò vale anche per rubeam.

La municipalità cavese, in passato, ha attuato diversi stemmi, tutti disuguali fra loro, a colori, avendoli tratti da antichi documenti dello Stato Civile e da un Gonfalone cittadino. Nella riproduzione tipografica in bianco e nero, il colore rosso è rappresentato da linee verticali parallele, mentre il giallo o l’oro, con puntini. Esempi li troviamo negli stemmi impressi sui vetri delle porte d’accesso allo studio del Sindaco, della Sala Gemellaggi, del salone d’Onore del Palazzo di Città di Cava de’Tirreni.

Lo stemma della Città di Cava de’Tirreni deve essere sormontato con una corona regale e giammai turrita, atteso che le corone turrite sugli stemmi delle Città e dei Comuni, sprovvisti di tale simbolo, furono imposte a partire dal 1943 (…supra scutum coronam nostram Regiam... sopra lo scudo la nostra corona Regia…, come recita l’epistola a firma di re Ferrante, datata 22 settembre 1460. L’art. 96 del Regio Decreto 7 Giugno 1943, n. 652, così recita: La corona di Città (a meno di concessioni speciali) è turrita, formata etc. etc.. La Città di Cava de’Tirreni ha la sua concessione speciale sin dal 22 Settembre 1460. Come Torino, Venezia, Casale Monferrato ed altre, in ricordo di vetusti ed insigni privilegi, anche la Città di Cava de’Tirreni ha sempre timbrato le proprie armi con “corona nobiliare” o regale.

Sulla scorta delle indicazioni storico-araldiche e delle rilevazioni eseguite sugli antichi stemmi impressi sul marmo, ferro, pietra vulcanica etc., posti nelle chiese prima citate, le cui opere di edificazione terminarono nel XVI secolo, visti i diversi stemmi adottati dalla nostra Civica Amministrazione dalla metà del ‘800 ad oggi, si è reso necessario che ricorressi all’archivio di Stato di Napoli ove, nel fascio 3635 del Catasto Onciario dell’anno 1753, ho trovato, impressi a secco, numerosi stemmi della Città di Cava, con la foggia che segue, uguali a quelli tuttora presenti nelle citate chiese.

Circa il contenuto del Decreto del Presidente della Repubblica 24 Dicembre 1965, a firma del Presidente Giuseppe Saragat e controfirmato dall’On. Aldo Moro, ove è decretato la concessione dello stemma alla nostra Città, lo stesso, a quel tempo, necessitava d’essere letto più attentamente, poiché presenta tre gravi errori od inesattezze:
a. il primo risiede nell’indicazione “Comune”, quando la nostra comunità era già stata fregiata del titolo di Città dal 18 Novembre 1965, non volendo “valutare” la Bolla di Papa Bonifacio IX Tomacelli del 7 Agosto 1394, quando elevò le Terre di Cava al rango di Città;
b. il secondo consiste nella ripartitura verticale dello stemma, poiché non specifica di quante parti deve comporsi: 2 o 4;
c. il terzo è dato dal fatto che i nostri avi, negli stemmi adottati in passato, non hanno mai fatto dipingere o scolpire quattro fasce orizzontali rosse su fondo argenteo o bianco, le quali, come vuole l’araldica, dovevano trasbordare, al di sopra ed al di sotto, con una fascia bianca od argentea. Quello che invece hanno fatto, sbagliando sin dal 1860, hanno sovvertito l’ordine delle fasce orizzontali, dipingendo o scolpendo tre fasce bianche od argentee su fondo rosso.

Alla luce di quanto sin qui illustrato, concludo, asserendo, senza tema di smentita, che lo stemma della Città di Cava de’Tirreni è quello riprodotto nella versione sannitico moderna, non stilizzata, come l’araldica suggerisce, racchiuso da due rami, uno d’alloro ed uno di quercia al naturale.

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