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Attualità

I portici di Cava: un patrimonio da tutelare

Scritto da <b>Lello Pisapia</b> (admin), mercoledì 10 ottobre 2001 00:00:00

Ultimo aggiornamento mercoledì 10 ottobre 2001 00:00:00

"Gli interventi finora realizzati sui portici servono ad eliminare gli effetti, ma non la causa remota del problema": una valutazione importante, espressa da chi ha approfonditamente studiato tutti gli aspetti del progressivo fenomeno di deterioramento che sta interessando da anni i portici di Cava de' Tirreni. L'esperto in questione è un ragazzo, sì, proprio un ragazzo di 27 anni: un elemento questo che potrebbe meravigliare o, comunque, creare sospetti sulla veridicità di tale affermazione. Ma lo stupore tende subito a scemare quando si apprende che Francesco Senatore (nella foto in alto), l'autore di questa valutazione, lavora con la Geo-Pro.Ge.T., ditta specializzata in geologia, in geotecnica e nella progettazione ingegneristica. E probabilmente lo scetticismo scompare del tutto se si considera che il "nostro" Francesco si è laureato in "Ingegneria civile (indirizzo geotecnico)" presso l'Università "La Sapienza" di Roma, con una tesi intitolata "I dissesti di natura geotecnica del centro storico di Cava de' Tirreni". Il suo lavoro è stato attentamente seguito dal prof. Calabresi, che si può ritenere uno dei più famosi esperti di geotecnica in Italia. Beh, a questo punto è probabile che al cospetto di tali credenziali si siano dissipate anche le perplessità dei più scettici.

Ma lasciamo al nostro interlocutore il compito di illustrarci l'evoluzione ed i risultati dei suoi suggestivi studi: "Il prof. Calabresi, particolarmente affascinato da questa problematica, ed io abbiamo deciso - spiega l'ing. Francesco Senatore - di prelevare, sino ad una profondità di 18 metri, alcuni campioni di terra sottostanti un pilastro che presentava notevoli problemi strutturali. Li abbiamo portati in laboratorio a Roma e li abbiamo attentamente studiati, cercando di simulare le cause che, a nostro parere, avevano potuto innescare i fenomeni deformativi osservati in sito, che in gergo tecnico possono essere denominati come "Fenomeni di punzonamento". In termini più semplici, sotto ogni pilastro del centro storico, con un'intensità maggiore nella zona compresa tra la Chiesa di S. Rocco e Via della Repubblica, in quanto trattasi dell'area con il maggior interasse tra i pilastri, si verifica un cedimento del terreno, che chiaramente diminuisce allontanandosi dall'asse dei pilastri stessi, creando un fenomeno di inarcamento della pavimentazione. Questo problema si è verificato soprattutto negli ultimi dieci anni e non può essere ricollegato al terremoto del 1980, almeno non in maniera diretta. La causa principale va rinvenuta altrove, più precisamente, a nostro parere, nell'acquedotto che, fungendo sia da rete fognaria che da rete di accumulo delle acque piovane, passa proprio sotto i pilastri del porticato. Si tratta di una struttura fatiscente, caratterizzata da notevoli perdite, come si è potuto constatare - ci rivela la nostra "guida" - durante l'esecuzione da parte della nostra Ditta (Geo-Pro.Ge.T) di alcuni lavori che hanno interessato il Borgo porticato".

Il discorso diventa davvero interessante: in che modo e perché tale situazione va direttamente ad agire sulla struttura dei portici è sempre Francesco a spiegarcelo. "In effetti, in laboratorio abbiamo attentamente studiato se l'abbassamento del suolo potesse essere determinato dal passaggio dei materiali di natura vulcanica sottostanti il porticato dallo stato di parziale saturazione a quello di saturazione completa. Abbiamo compiuto tutta una serie di test e di prove con metodi anche innovativi, valutando sia i parametri di resistenza che quelli di compressibilità dei campioni prelevati. Ebbene, abbiamo appurato che i materiali in esame subiscono un forte decremento delle loro caratteristiche di resistenza quando passano dalla condizione di quasi saturo a quella di saturo: ciò significa, con riferimento alla situazione dei portici, che il terreno, saturandosi progressivamente d'acqua, ha perso le sue caratteristiche di resistenza e compressibilità, finendo con il subire un "collasso strutturale". Questi risultati, in realtà, suggeriscono che l'unica soluzione per risolvere alla radice il problema consisterebbe nel rifare completamente la struttura degli acquedotti comunali centrali. Solo in questo modo si potrebbe eliminare la causa principale del fenomeno. Non discuto la validità intrinseca dei lavori sinora compiuti sui portici, anche perché essi consentono di rafforzare le fondazioni in modo tale da non determinare più cedimenti rilevanti. Ma si tratta di interventi isolati, sporadici, che determinano una perenne situazione di lavori in corso, senza considerare che essi vanno, comunque, ad intaccare e modificare una struttura che risale addirittura al 1500. Molto più logico, invece, sarebbe mettere in atto un intervento globale sia sull'acquedotto, fonte di tutti questi problemi, che sulle fondazioni; tra l'altro, quest'opera estesa e generalizzata su tutto il centro storico potrebbe rappresentare l'occasione adatta - suggerisce il nostro interlocutore - anche per rifare la pavimentazione".

Uno studio, quello compiuto dall'ing. Francesco Senatore, che sarebbe riduttivo definire soltanto interessante e che dovrebbe seriamente essere preso in considerazione da questa o, quanto meno, dalle future amministrazioni cittadine. Come non è stato fatto, invece, in un recente passato...: "Non posso certo dire - conferma il giovane dottore - di essere stato seguito in maniera ottimale. La prima sorpresa negativa si è verificata quando ho constatato di persona che il Comune non disponeva dei dati storici relativi a questo problema; in altri termini, non ci si è mai interessati di compiere rilevamenti statistici relativi a tali cedimenti. Alla mia richiesta in tal senso mi hanno solo fornito una serie di fascicoli inerenti ad atti di obbligo di interventi, ma di dati tecnici neanche l'ombra... Inoltre, in occasione dell'arrivo a Cava di alcuni insigni professori in materia, non c'è stato nessuno che si sia preoccupato di riceverli o accompagnarli nel corso della visita. Mi auguro che la nuova amministrazione si dimostri più sensibile nei confronti di questa problematica e di questo mio lavoro. Ho già ricevuto alcune offerte per la pubblicazione, ma chiaramente gradirei che fosse il Comune di Cava a farlo. In fondo, si tratta di un'opera che riguarda un aspetto molto importante della vita cittadina. Un problema che, pur non essendo destinato, in base ai miei studi, a giungere ad una situazione di collasso, sarebbe comunque giusto affrontare nel modo più celere ed opportuno possibile".

C'è poco da aggiungere alle parole di Francesco. Ci auguriamo soltanto che ci sia la precisa volontà di non incrementare ulteriormente una statistica, questa sì, a Cava particolarmente curata e copiosa: quella delle grandi occasioni sprecate!

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