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Storia e Storie

Cinquant'anni fa la Strage di Piazza Fontana, perchè non dimenticare una pagina nera della storia

Scritto da (Redazione), giovedì 12 dicembre 2019 08:37:44

Ultimo aggiornamento giovedì 12 dicembre 2019 08:54:01

di Patrizia Reso

12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2019, cinquant'anni, alias mezzo secolo passato da una delle pagine più dolorose e vergognose della nostra storia, la Strage di piazza Fontana a Milano.

Non saranno pochi a pensare: "Che ce ne importa? Son passati 50 anni, è successo a Milano, lontano mille e più chilometri... Con tanti problemi annosi e irrisolti che ha l'Italia oppure ogni comune italiano, compresa Cava?".

La strage di piazza Fontana, in cui si ebbero 17 morti e 88 feriti, diede inizio a quella che fu definita la strategia della tensione, durata per tutti gli Settanta, in cui l'eversione nera seminava il panico tra le persone comuni, una pubblica piazza, un treno in viaggio, una banca affollata, una stazione ferroviaria, col solo scopo di "creare disordine, per poi ristabilire l'ordine". Facile infatti dopo episodi dolorosi del genere appellarsi alla sicurezza, restringere le libertà di azione, caso mai giustificare uno stato di polizia...

Dopo cinquant'anni la Strage di piazza Fontana ancora non ha ricevuto giustizia. Solo nel 2005 si è stabilita la verità, ma non è stata resa giustizia né alle vittime né ai familiari delle vittime, che sono stati costretti a pagare le spese processuali. Ma come è possibile??? E' stato possibile perché per anni ci sono stati depistaggi, false testimonianze, infiltrazioni in particolari ambienti, corruzione di particolari settori o persone, iniziando dai servizi segreti che collaborarono con gli stragisti. Tutto, col tempo, caduto nel dimenticatoio, in prescrizione, addirittura i colpevoli, rei di aver collocato la bomba, di aver innescato il timer,di aver alterato le prove, appartenenti al gruppo eversivo di destra Ordine Nuovo, sono stati assolti tutti. Un processo che da Milano si è spostato prima a Roma, poi è tornato a Milano, per poi arrivare a Catanzaro, ostacolando in tal modo la partecipazione dei familiari delle vittime. Familiari delle vittime che oggi girano per le scuole e le università come testimoni dell'ingiustizia che si può creare in qualsiasi momento quando ci sono connivenze tra particolari frange della società e particolari settori dello Stato. Una storia vecchia come l'uomo che ci ricorda gli interventi dell‘on. Giacomo Matteotti in Parlamento, sia prima dell'avvento del fascismo sia dopo le elezioni del '24, interventi di denuncia delle violenze perpetrate nell'indifferenza di chi doveva garantire l'ordine, quindi di queste frange colluse con la violenza di pochi. Denunce che riuscirono solo a decretare la sua morte.

E' una storia che si può ripetere in qualsiasi momento, poiché corrotti e corruttori non moriranno mai, ma quello che si può curare in una società è l'indifferenza che domina tra la gente, attraverso una giusta e corretta informazione. Anche iniziando solo a leggere un articolo che non parla di Cava.

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