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Salerno e Provincia

Cilento, Terra tradita

Analisi di un lembo si terra a Sud di Salerno

Scritto da (Redazione), martedì 7 aprile 2020 18:58:41

Ultimo aggiornamento mercoledì 8 aprile 2020 12:01:32

di Francesco Romanelli

Tempo pasquale. Tempo di pandemia da coronavirus-19, tempo di dolore per le numerose vittime, tempo anche di amare riflessioni. Ma il Cilento quante volte è stato tradito? Tante volte, forse, troppe volte. Partiamo da un'analisi della Camera di Commercio di Salerno del 1953 continuiamo, spulciando una interessante ricerca storica culturale fatta dalle terze classi del liceo classico "Parmenide "di Vallo della Lucania, "passando" per un convegno svoltosi nel 1982 in un borgo cilentano per giungere, poi, ai giorni nostri. Un lungo viaggio nel tempo dal quale è emerso chiaramente che il Cilento è stato tradito eccome e non solo da una classe dirigente te che spesso è stata a guardare al proprio orticello e, quasi mai, con lo sguardo oltre il proprio naso.

Questa terra è stata colpita alle spalle, diciamocelo senza mezzi termini anche dalla propria gente che, spesso, ha scelto amministratori che sono risultati, spesso, non adatti al proprio compito e ruolo. Il periodico "Il Cilento", un supplemento del "glorioso" Dossier Sud nell'agosto del 1982, riferendosi ai politici di quel tempo li definisce "figli snaturati, i quali del sistema democratico ne hanno fatto un sistema di potere familiare". "Alla luce dell'attuale realtà socio-economica possiamo affermare che la popolazione cilentana sta attraversando una fase di lenta evoluzione, che la realizzazione di adeguati provvedimenti, frutti di una seria programmazione economica, certamente accelererebbe, così da sprigionare quelle copiose energie latenti, o altrove impiegate, del popolo cilentano". Una considerazione, una valutazione forse solo una speranza, contenuta in una ricerca storica, politica e sociale degli alunni delle terze classi del liceo "Parmenide" di Vallo della Lucania del 1972. Quarantotto anni fa! "La lenta evoluzione" di cui si parlava ha segnato, purtroppo, il passo! Lo sviluppo economico tanto agognato è rimasto solo sulla carta. Settori cardini dell'economia cilentana sono, ancora oggi, fermi a tantissimi anni fa. Nel 1953 fu pubblicata una monografia della Camera di Commercio di Salerno nella quale si evidenziava che "circa trecentomila ettari di terreno sono a cultura estensiva; l'investimento di una buona parte è rappresentato dall'ulivo e dalla vite, ma il reddito non può considerarsi sufficiente in linea generale, poiché la coltivazione è abbastanza trascurata".

I ragazzi del "Parmenide" nella loro ricerca spiegano, infatti, che" a poco meno di vent'anni di distanza si può dire che in questo settore nessun mutamento sostanziale si è verificato". E dal 1972 ad oggi , tranne poche eccezioni, è, purtroppo, rimasto statico. L'insufficienza produttiva dell'agricoltura e di altri comparti dell'economia cilentana hanno generato così, di conseguenza, il fenomeno dell'emigrazione e lo spopolamento delle aree interne che è continuato nel corso degli anni perché una classe politica poco attenta ai problemi del territorio non ha saputo porre argine. Ci sono poi casi eclatanti che dovrebbero far riflettere per scoprire il mancato decollo di questo territorio: per completare la superstrada "Agropoli- Policastro", meglio conosciuta come la "Cilentana", arteria importantissima di collegamento, ci sono voluti quasi trent'anni! Il tratto Futani-Centola di soli 9 km è stato realizzato in circa nove anni! E' inutile nascondersi dietro ad un dito ed organizzare pomposi e, spesso, costosi convegni per spiegare il perché di questa decrescita di popolazione delle zone interne. Questi territori vengono abbandonati perché manca il lavoro e qui poco o nulla è stato fatto da chi doveva crearne almeno le condizioni per crearlo! "L'emigrazione, rappresenta, dunque, per il Cilento, come per l'intero meridione, un'autentica piaga sociale". E' questa anche l'amara e logica conclusione degli alunni del Liceo classico "Parmenide" di Vallo della Lucania.

Edoardo Bennato, il celebre cantautore partenopeo, nel corso di un suo concerto svoltosi in quegli anni la definì "la peggiore forma di sfruttamento". Agricoltura e turismo anche delle aree interne che costituiscono per questo territorio a sud di Salerno le più grandi risorse sono ancora oggi nel più completo abbandono. Che cosa è cambiato dal quel lontano 1972? Poco o nulla! Sono certamente "eroi" i pochi operatori del settore agricolo e turistico che, indebitandosi, hanno tentato di rilanciare con le proprie aziende piccole aree del territorio cilentano, a macchia di leopardo, riuscendoci in parte. Ma non basta. E' solo una goccia nell'Oceano! La stessa ricerca dei giovani di allora del "Parmenide" (ricordiamolo che è del 1972) ha analizzato anche l'elettorato cilentano. Cocente ed amara la conclusione: "è abituato da tempo a servire questo o quel signore e ad accettare passivamente tutte le iniziative, non poteva che diventare (ndr l'elettorato) facile preda di clientelismo politico". Dopo dieci anni un progetto politico ed economico di un'area dovrebbe sicuramente sortire se non un cambiamento radicale almeno un miglioramento. E' quello che viene ribadito anche da alcuni economisti. Per il Cilento questo algoritmo è saltato miseramente. Nel mese di luglio del 1982, in un convegno svoltosi a Gioi Cilento ci fu l'ennesimo convegno al quale parteciparono molti sindaci del comprensorio e come sempre si discusse di strade, agricoltura, strutture sanitarie, servizi pubblici, approvvigionamento idrico, turismo della costa e delle zone interne e in quella occasione vennero fuori alcune significative puntualizzazioni: "non si può asserire che il Cilento ha delle caratteristiche geografiche difficili", "le strade seppure in dissesto non sono collegate a tronchi di comunicazione", "il Cilento non è una zona arida, perché mai si è voluto raccogliere le sue acque", "per rilanciare il turismo delle zone interne ci vogliono infrastrutture".

 

Puntualizzazioni dalle quali partire seriamente per creare sviluppo, ed invece... solo parole! Neanche la salute di questo popolo si è voluta preservare! Vistosi sono stati i ridimensionamenti degli ospedali di Agropoli, Vallo della Lucania e Sapri. Sono trascorsi tanti anni ma poco o nulla è cambiato in meglio nel Cilento, anzi in alcuni casi, un mutamento c'è stato...in peggio (le infrastrutture di collegamento dei paesi dell'entroterra). In tempo di pandemia (coronavirus-19) che tante apprensioni sta destando nel mondo intero, Boris Cyrulnik, eminente personalità della psichiatria francese ha sottolineato che "la catastrofe non consiste nel ristabilire l'ordine precedente, ma nel crearne uno che prima non c'era". L'eminente personalità francese che ha coniato anche il termine "resilienza" sostiene anche che "ogni guerra, contro nemici visibili o invisibili, produce solidarietà" e che "la storia insegna: possono essere stati sconfitti gli eserciti, ma poi hanno vinto i commandos della resistenza". Affermazioni di speranza alle quali potrà mai credere un "popolo" perennemente tradito?

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