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Politica

Petrillo si è dimesso, ecco i perché

Scritto da La Redazione (admin), martedì 27 luglio 2004 00:00:00

Ultimo aggiornamento martedì 27 luglio 2004 00:00:00

Pasquale Petrillo si è dimesso ieri dall'incarico di capo dello staff del sindaco. Una decisione nell'aria già da un paio di giorni. Da sabato per la precisione, quando la prolungata crisi in seno a Forza Italia si è ulteriormente aggravata dopo l'esito fallimentare della riunione tra il sindaco Messina e gli assessori ed il gruppo consiliare azzurro. Motivi e retroscena dell'ennesimo colpo di scena a Palazzo ce li spiega direttamente Pasquale Petrillo, che ci ha inviato il testo della lettera di accompagnamento alle dimissioni presentate al sindaco Messina. Prima, però, l'ormai ex capo staff ha inteso fare alcune precisazioni e considerazioni. Leggiamole insieme:

«Egregio Direttore de ilPortico.it,

in ragione delle comprensibili approssimazioni ed inesattezze contenute nelle corrispondenze giornalistiche circa le vicissitudini politiche che mi vedono mio malgrado protagonista, nonché al fine di evidenziare l'esatta portata dei fatti e delle posizioni politiche in campo, Le invio, per opportuna conoscenza, il testo della lettera di accompagnamento alle mie dimissioni presentate al sindaco Messina nella giornata di ieri.

Mi preme precisare che non intendo affatto assumere posizioni politiche in contrasto con l'attuale Amministrazione comunale, anzi il sindaco Messina continuerà a ricevere il mio sostegno quantunque apparentemente differenti appaiono le soluzioni prospettate per l'attuale crisi politico-amministrativa.

Le mie dimissioni da capo del servizio di staff del sindaco rispondono alla necessità di consentirmi la necessaria libertà, anche solo psicologica, di azione politica, se non altro almeno per liberarmi dalla sindrome del soldato giapponese nella giungla che, inconsapevole ed imperterrito, ha continuato a combattere ben oltre la fine della seconda guerra mondiale.

Mi pare ovvio sottolineare che, quale dirigente provinciale e cittadino di Forza Italia, resto comunque a disposizione del partito.

In ogni caso, è facile immaginare che, come per ciascuno di noi, gli interessi professionali, personali e familiari sono tanti e tali che non ci sarà tempo sufficiente per accudirli dopo averli così trascurati in questi ultimi tre anni».

Ecco la lettera di accompagnamento alle dimissioni:

«Caro Sindaco,

allegata alla presente vi è la mia lettera di dimissioni. Ti chiedo scusa per le espressioni forti con cui ti ho apostrofato ieri a telefono. Sappi, ad ogni modo, che le tue debolezze e le tue manchevolezze non mi impediscono di volerti bene ma nel contempo di prendere le distanze.

Per onestà, ho il dovere di dirti che le mie dimissioni non sono il risultato di un gesto per così dire inconsulto, ma di una posizione politica maturata in questi ultimi mesi, per non dire in quest'ultimo anno, e lo scorso sabato ho colto solo il destro che mi è stato inopinatamente offerto. Una decisione sofferta, questa mia, maturata in prospettiva del 2006, con la consapevolezza delle difficoltà del presente senza mai dimenticare quella progettualità che ti ha portato meritatamente alla carica di primo cittadino nel 2001. In questi mesi, anche ad alta voce, ho riflettuto sulle miserie politiche in cui siamo caduti e della tua, della nostra incapacità di spiccare il volo. Ti confesso che ho pensato al mio futuro politico. La mia maggiore preoccupazione, però, era il dilemma se morire politicamente ad occhi aperti insieme con te oppure essere costretto, per salvarmi, al ruolo di Bruto, contravvenendo ai miei principi e agli insegnamenti di mio padre, che, a ragione, stravedeva per te. L'altra strada, l'unica che mi rimaneva, era quella di farmi da parte, ma non ho avuto finora il coraggio di farlo, per non tradire la tua fiducia, la tua amicizia e l'affetto che provo per te, comunque e sopra ogni cosa.

Non sono il tipo che si fa intimidire o che rinuncia allo scontro. Tutt'altro. In questi tre anni abbiamo sopportato e ricevuto di tutto. Fango, infamia, invidia, distillati di cattiveria, idiozia e meschinità umana di vario genere e natura. Abbiamo sopportato senza colpo ferire. C'era un progetto, un sogno da realizzare. Ora, però, per quanto mi riguarda almeno, le condizioni sono mutate. Come ho avuto modo di ragionare pubblicamente nell'ultima riunione politica (e che tu non hai apprezzato o malinteso) ritengo che il tuo, il nostro progetto, quello nato nel nostro movimento "Confronto" e poi trasferito ed arricchito dal contributo umano, politico ed ideale di tanti altri amici in Forza Italia, sia ormai esaurito, concluso. Bisogna prendere atto di questo ed ordinare di sciogliere le file. A meno che, in vista del 2006, non si voglia riscrivere e condividere un nuovo patto, con regole precise da rispettare. Un patto politico, non programmatico visto che il tuo programma elettorale è ancora adeguato quantunque in larga misura realizzato o in corso di realizzazione più o meno avanzata. Un patto per ricucire i rapporti ormai deteriorati in Forza Italia, per ritrovare le ragioni che ci legano, che sono tante e numerose, per consentirti di continuare a fare il sindaco nelle migliori condizioni possibili, nella convinzione diffusa, se non unanime, che tu sia il migliore sindaco possibile per questa città e comunque un grandissimo amministratore.

Il problema vero, l'unico problema, è solo questo. Devi trovare un modus vivendi con i tuoi consiglieri, i quali, come chi scrive, non sono al tuo stesso livello di qualità umana e professionale, ma sono quelli che ti hanno sostenuto e che, con i loro limiti e le loro debolezze, ti vogliono sostenere e rivolerti sindaco per un'altra legislatura. Devi, però, sforzarti di superare la tua avversione, evidente, palpabile, in buona parte anche comprensibile, nei loro confronti. Da buon padre di famiglia, come tu sei, devi farti carico delle loro manchevolezze almeno fino a quando dovrai richiedere loro il sostegno in Consiglio Comunale. Se proprio non ce la fai, se proprio quello che ti chiedo non è possibile, non ti avventurare in percorsi mentali e politici tortuosi. E' preferibile rimettere il mandato al giudizio del popolo sovrano, a cui devi chiedere un nuovo consenso ed una squadra più adeguata alla tua capacità amministrativa indiscussa in città ed invidiataci ovunque. Diversamente, devi lavorare per ripristinare le condizioni di agibilità politica all'interno di Forza Italia prima e della coalizione poi. Per queste ragioni, visto che tu non apprezzi questa mia posizione politica, pur di non tradirti preferisco farmi da parte, anche se so che mai come stavolta non sono io in discussione.

Qualcuno deve pure cominciare a mettersi in gioco. Anche perché, ti confesso, ma questo riguarda solo me, in assenza di un progetto, non intendo sopportare nessuna altra mortificazione ed aggressione, soprattutto di natura professionale o comportamentale, dal somaro di turno anche se con in groppa le bisacce piene di voti. E non sono certo la quantità di voti raccolti a trasformare un somaro in un maestoso cavallo. I voti sono, comunque e sempre, cosa diversa dalla politica, dalla capacità progettuale, dai principi morali, dalle idealità, dall'onestà intellettuale, dalla cultura.

Non mi permetto di suggerirti alcunché. Ti posso dire quello che voglio ottenere con queste mie dimissioni, ovvero ritrovare il diritto di parola e di azione politica non disgiunto da una dignità personale troppe volte calpestata e derisa.

Oltre la politica, infatti, resta solo questo, il rispetto di noi stessi.

Ti dirò di più, tu forse continuerai questa avventura, ma ricordati che da tempo la politica è già morta e sarà cosa ardua resuscitarla. Ricordati che, come già sta accadendo da qualche mese, sarai sempre più il fiaccheraio di una diligenza indifesa ed assediata. Ricordati che il senso di responsabilità verso le istituzioni, che tu hai altissimo e che forse questa città non merita, quando prevarica il senso di responsabilità verso sé stessi, la propria persona e la propria dignità, ha un risultato scontato: prigioniero della propria carica ed ostaggio anche dello scemo del villaggio.

Nel ringraziarti per questa bella, intensa, indimenticabile anche se dura esperienza che mi hai consentito di maturare al servizio della prima delle pubbliche istituzioni, ti saluto con immutato affetto con i miei migliori auguri di buon lavoro e di un altrettanto migliore proseguimento».

Pasquale Petrillo

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