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Cronaca

Violenza granata, festa rovinata

Scritto da (admin), giovedì 11 gennaio 2007 00:00:00

Ultimo aggiornamento giovedì 11 gennaio 2007 00:00:00

Forze dell'ordine in assetto da combattimento e tifosi granata armati come dei kamikaze. È di 14 feriti il bilancio degli scontri che hanno contrassegnato un pomeriggio di violenza allo stadio Arechi, dopo una mattinata di controllo del territorio con pietre trovate e sequestrate in via Fangariello, messe a deposito per essere portati allo stadio, ed una sassaiola a Fratte contro i bus dei tifosi cavesi. 4 carabinieri, 8 poliziotti e 2 tifosi cavesi, Lucio Pellegrino di 18 anni ed il cugino del sindaco Luigi Gravagnuolo, Eugenio, di 40 anni, figlio di Silvio, ex dirigente della Cavese e nipote di Rosario Virno, vice-presidente della società. Entrambi sono stati feriti da un petardo. A Gravagnuolo il fuoco è esploso sul viso, gli ha frantumato gli occhiali e lo ha ferito gravemente ad un occhio. Per le Forze dell'ordine, invece, il più grave è un poliziotto del battaglione proveniente da Reggio Calabria: stava bloccando lo sfondamento di un centinaio di tifosi salernitani, che hanno tentato di entrare in Curva senza biglietto, quando è stato colpito da un ordigno che lo ha ferito ad un testicolo e ad un rene. E' stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico ed ora è ricoverato al San Leonardo.

I più facinorosi sono i tifosi granata: uno di loro è stato bloccato nel piazzale antistante i cancelli di ingresso dello stadio con cipolle e petardi. Altri 9 sono stati, invece, fermati a fine gara, durante altri due momenti di tensione con sassaiole e lanci di bottiglie. I supporters granata hanno studiato tutto nel minimo dettaglio: poco prima dell'inizio del derby hanno cercato di sfondare i varchi di accesso alla Curva, per consentire ad alcuni "colleghi ultrà" di entrare "armati" di fuochi d'artificio modificati. Cipolle e petardi manomessi per essere ancora più potenti: al loro interno erano state messe bottiglie di alcool e chiodi per aumentarne il potere distruttivo. E così, alcuni di loro, ben coperti e con il volto travisato, si sono mescolati ai gruppi di tifosi muniti di biglietto ed hanno cercato di evitare i controlli per introdurre le "bombe": è iniziato da qui il primo scontro con le divise. Polizia e Carabinieri hanno risposto con i fumogeni, i tifosi con i petardi, ferendo così gli uomini in divisa ed anche il poliziotto calabrese. Gli ultrà sono stati tutti filmati e fotografati e, durante la gara, alcuni poliziotti in servizio allo stadio hanno controllato le pellicole per identificare i facinorosi.

Contemporaneamente, dal lato della Curva che ospitava i cavesi, c'è stato il tentativo da parte di una settantina di aquilotti di invadere i Distinti. Immediata prima la risposta dei salernitani, che hanno lanciato petardi, poi quella delle Forze dell'ordine, che hanno creato due cordoni umani come sbarramento tra le tifoserie, oltre a reti e cancellate. È stato allora che sono rimasti feriti Pellegrino e Gravagnuolo. Primo e secondo tempo all'insegna della tranquillità e degli sfottò verbali, oltre che a colpi di striscioni. Poi, nel fine gara, lanci di fumogeni sulla porta difesa da Mancinelli e, dopo l'ultima parata del portiere cavese su tiro di punizione granata, sono volati sedili, bottiglie ed altri petardi. Tanto che la Polizia è stata costretta a coprire con gli scudi in dotazione il passaggio dei giocatori avversari. Nella serata di ieri è arrivata anche una nota del sindacato di Polizia Sap. Il segretario regionale, Giuseppe Canonico, condanna gli atti di violenza subiti dagli agenti e precisa: «Per arginare la violenza negli stadi occorre un reale accertamento della responsabilità oggettiva delle società di calcio. Non si può negoziare la legalità e va istituito un giudice di udienza per convalidare gli atti della Polizia».
Il Mattino

I ringraziamenti del sindaco Gravagnuolo
«Voglio esprimere il mio più vivo apprezzamento per le dichiarazioni del signor Questore Domenico Pinzello, che ha riconosciuto la correttezza e la compostezza dei tifosi della Cavese», afferma il Sindaco di Cava de'Tirreni, Luigi Gravagnuolo, commentando gli esiti della partita disputata nel pomeriggio di ieri. «Colgo l'occasione per ringraziare il Prefetto, il Questore e tutte le Forze dell'ordine, in particolare il Commissariato di Cava, guidato dal dottore Sebastiano Coppola, per il supporto di impegno professionale, affinché fosse evitato il contatto fra le tifoserie e quindi incidenti gravi».

Il Sindaco Gravagnuolo aggiunge: «Esprimo solidarietà agli agenti rimasti feriti, oltre che affettuosa vicinanza ai due feriti cavesi, di cui uno mio cugino, ma soprattutto voglio riconoscere ai tifosi cavesi di aver messo in campo grande organizzazione, grande capacità di autocontrollo, una straordinaria passione, che ha sicuramente dato un grande esempio di civiltà sportiva».

Così il Primo Cittadino conclude: «La squadra sul campo ed i tifosi sugli spalti sono usciti a testa non alta, ma altissima dall'Arechi e sono anche, infine, compiaciuto del fatto che abbiamo dimostrato, se ancora ci fossero stati minimi dubbi, che a Cava e con i cavesi è possibile disputare tutte le partite, con qualsiasi avversario, a porte aperte, nei giorni indicati dal calendario, perché non c'è bisogno di alcuna forzatura, salvo le dovute attenzioni».
Ufficio Stampa Città di Cava de'Tirreni

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