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Cronaca

Segregato e picchiato dalla nipote per una casa

Scritto da (admin), lunedì 8 marzo 2004 00:00:00

Ultimo aggiornamento lunedì 8 marzo 2004 00:00:00

Era stato segregato in casa dalla nipote, che lo teneva sotto chiave, senza luce e senza gas, nella sua villetta in località Pregiatello, sottoponendolo da giorni a percosse e maltrattamenti. Come qualche giorno fa, quando nella notte è stato accompagnato in ospedale dopo l'ennesima lite, sfociata in una crisi cardiaca. Lo scorso venerdì, Ferdinando De Amicis, 75 anni, noto avvocato cavese, è riuscito a raggiungere il telefono e chiedere aiuto ai Carabinieri. I militari, guidati dal comandante Paolo Mannino, giunti in via Casaburi, a Pregiato, hanno trovato la porta sbarrata. Una volta calatisi dall'alto sul balcone della villa, ai loro occhi è apparsa una scena raccapricciante: l'anziano era tenuto sotto sequestro nella sua stanza. La camera era chiusa a chiave. Non c'era luce, l'uomo brancolava nel buio a pochi passi dall'uscio della porta. Dopo essersi accertati delle sue condizioni fisiche, apparse in un primo momento alquanto precarie, i Carabinieri hanno rintracciato la nipote (sulle cui generalità gli inquirenti preferiscono mantenere il massimo riserbo). La donna, che vive con lo zio ed il padre nell'abitazione di famiglia, è stata arrestata con l'accusa di maltrattamenti e sequestro di persona. Nella stessa serata di venerdì, alla giovane sono stati concessi gli arresti domiciliari. L'anziano avvocato Ferdinando vive insieme al fratello ed alla sua unica nipote. Da tempo, a chi lo incontrava per strada ripeteva la stessa frase: «Non ho nessuno, sono solo». Poi, lunedì notte, il primo campanello d'allarme. L'uomo viene soccorso in ospedale. Sul corpo ha i segni di una colluttazione. Il suo cuore, già malandato, ha bisogno di cure. I medici del Pronto Soccorso dispongono il suo ricovero nel reparto di Cardiologia. Ai sanitari racconterà di aver litigato con la nipote e di essere stato picchiato. «Ha detto di volerla denunciare», racconteranno gli operatori. L'anziano torna a casa. Lo scorso venerdì pomeriggio, l'epilogo. Erano da poco trascorse le 14, quando l'uomo ha telefonato alla Stazione dei Carabinieri. Secondo la ricostruzione fornita dai militari, Ferdinando De Amicis avrebbe invocato aiuto: «Mi hanno chiuso in casa. Presto, aiutatemi». Una gazzella dei Carabinieri, diretti dal comandante Mannino, raggiunge subito la villetta. Provano a bussare, ma dall'altra parte nessuno può aprire. Pensano di calarsi dal tetto e, una volta scassinata la finestra, fanno l'amara scoperta. Quel racconto macabro corrisponde alla realtà.

«Mi ha sequestrato per una casa»

«Te ne devi andare da qui. Ti devi decidere a rinunciare alla causa che hai avviato per riprenderti la nostra casa»: queste frasi minacciose erano pronunciate ogni volta che sfogava la sua rabbia contro il vecchio zio. Sarebbe andata avanti così da più di un mese. «Mi graffiava il volto con le unghie. Mi gettava l'alcool negli occhi ed usava anche maltrattamenti psicologici, come quando ha lanciato dal balcone l'apparecchiatura dell'aereosol, di cui non posso fare a meno per curare la mia asma bronchiale»: è il terribile racconto di Ferdinando De Amicis. Dopo l'arresto della nipote, l'avvocato cavese racconta per la prima volta i raccapriccianti particolari dei suoi giorni di "prigionia" e svela anche il presunto movente: «Avevo dato la proprietà della casa a mia sorella per farle ottenere la pensione di coltivatrice diretta. Quando qualche anno fa le chiesi la divisione dei beni, lei rifiutò e così ho avviato una causa. Ma dal 1° febbraio, quando mia sorella è stata trasportata in ospedale, dove poi è morta, mia nipote mi ha sequestrato e sottoposto a ripetuti maltrattamenti per convincermi a revocare la causa e rinunciare a quella che è la mia casa da 15 anni». Per l'avvocato De Amicis la giovane donna, oggi insegnante, era più che una figlia: «L'ho accudita da quando aveva 4 anni, perché la mamma ed il papà si erano separati. Da quasi 30 anni vivo con lei. Ho curato la sua formazione culturale, convincendola a prendere tre lauree. Le ho insegnato a guidare l'auto, ad andare a cavallo e tirare di scherma. Ed ho pensato anche alla sua vita sociale, introducendola nei migliori circoli culturali. Oggi è una professoressa, ma ha iniziato come maestra materna ed insegnante di sostegno per handicappati. Ma è evidente che i corsi e gli insegnamenti che ha ricevuto sono rimasti lettera morta». Stando al racconto dell'anziano, la vita della sua giovane nipote sarebbe stata segnata da momenti difficili. Prima la separazione dei genitori ancora bimbetta, poi la fine del suo matrimonio e qualche problema anche sul luogo di lavoro. «Mia nipote ha eretto una porta blindata di ferro al primo piano, che mi impediva di raggiungere il bagno e la cucina», racconta ancora l'uomo. «In occasione dell'ultimo ricovero in ospedale, ho concordato con l'assistente sociale il mio ricovero in una casa di cura. L'appuntamento era per le 12.30, ma mia nipote lo ha posticipato alle 15.30. Sono per fortuna riuscito a chiedere aiuto dal balcone della mia camera». Una storia assurda, che conserva ancora tanti lati oscuri, disegnati dalle versioni contrastanti dei protagonisti. La nipote ha respinto le accuse di maltrattamento e sequestro di persona, spiegando che in quella stanza era stato l'anziano zio a rinchiudersi spontaneamente. Nelle prossime ore la donna, agli arresti domiciliari, sarà interrogata.

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