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Cronaca

Rogo a bordo, tragedia sfiorata

Scritto da (admin), mercoledì 18 giugno 2008 00:00:00

Ultimo aggiornamento mercoledì 18 giugno 2008 00:00:00

Un odore acre che proveniva dal vano motore, poi il fumo e le fiamme. Tutto è accaduto in pochissimi minuti, a circa tre miglia dal porto di Amalfi, dove un'imbarcazione da diporto, proveniente da Salerno, ha preso fuoco nella tarda serata di lunedì. L'episodio si è verificato intorno a mezzanotte, quando, per cause ancora in via di accertamento, si è sviluppato un incendio nel vano motori (il natante era dotato di due propulsori da 70 cavalli ciascuno), forse a causa di un corto circuito che ha letteralmente distrutto e poi fatto colare a picco la barca qualche ora più tardi. Tutti salvi e senza particolari conseguenze i tre occupanti del natante, della lunghezza di 13 metri, che sono stati immediatamente soccorsi dalle motovedette della Capitaneria di Porto di Amalfi e di Salerno, allertate dalla centrale operativa di Roma, che risponde alle chiamate di emergenza inviate al 1530.

Il natante, modello Alimuri, completamente in legno, in pochi minuti è stato letteralmente avvolto dalle fiamme, mentre le tre persone che erano a bordo si sono messe in salvo calando in mare il tender ed attendendo nelle vicinanze l'arrivo delle motovedette. Tutti di Cava de'Tirreni: Giuseppe Rispoli, elettricista, Enrico Polichetti, consigliere comunale dell'Udeur, e Ferdinando Salsano, bancario, quest'ultimo al timone dell'imbarcazione, pare si trovassero in Costiera per cenare in uno dei ristoranti ubicati lungo le spiagge. All'improvviso hanno avvertito un odore acre che ha consigliato di rallentare la corsa. Con i motori ancora a folle, uno dei tre avrebbe aperto il vano, constatando come questi stessero per prendere fuoco. Immediatamente è partita la richiesta di soccorso e sul posto sono giunte le motovedette della Guardia Costiera, una delle quali ha recuperato i tre sventurati, conducendoli in salvo all'interno del porto di Amalfi, mentre l'equipaggio del secondo scafo della Capitaneria ha cercato a lungo di sedare l'incendio a bordo dell'imbarcazione, che però è colata a picco intorno alle 2.

Momenti di panico, dunque, a mare, ma anche a terra, da dove decine di persone, nonostante l'ora tarda, hanno seguito le concitate fasi di spegnimento. L'attenzione, infatti, è stata richiamata dal bagliore delle fiamme, visibili persino da alcuni paesi arroccati lungo le rocce, come Conca dei Marini, Ravello e Tramonti, e dai lampeggianti delle motovedette della Capitaneria che hanno fatto la spola con l'area portuale di Amalfi. Il natante, di proprietà di una delle tre persone, è colato a picco qualche ora più tardi.

«Senza telefonini impossibile chiedere aiuto»
Una gita in mare tra amici si stava trasformando in tragedia, ma la buona sorte l'ha fatta diventare solo una brutta avventura finita bene. A colare a picco tra le fiamme il cabinato da 13 metri Alimundi, tutto in legno, degli anni '60, di Ferdinando Salsano, 44 anni, bancario. Compagni d'avventura, il giovane consigliere comunale dell'Udeur, Enrico Polichetti, 26 anni, e Giuseppe Rispoli, 45 anni, elettricista. Doveva essere una bella traversata fino a Maiori per cenare in un ristorante a mare. Partenza intorno alle 22.00 dal porto di Salerno, poi verso le 23.45, mentre navigavano nel tratto tra Erchie e Praiano, il finimondo. «Un avventura da brividi - raccolta Polichetti - ho ancora negli occhi le fiamme e nella mente la paura di quegli attimi». Nella sala motori l'origine del fuoco, che in pochi minuti si è propagato su tutto il cabinato in legno. Per i tre amici solo il tempo di rifugiarsi sul canotto di salvataggio e mettersi al riparo in mare, senza neppure la possibilità di recuperare telefonini, portafogli e documenti.

«Doveva essere una serata diversa - aggiunge Polichetti - Ci stavamo dirigendo verso Amalfi, avendo saputo telefonicamente che il locale a Maiori era chiuso, quando è scoppiata la tragedia. Abbiamo corso un grandissimo pericolo, il fuoco in poco tempo ha letteralmente divorato la barca ed a stento siamo riusciti a metterci in salvo sul canotto così com'eravamo in quel momento. Ci siamo ritrovati lontano dalla riva e nell'impossibilità di chiamare i soccorsi». Sono state le alte fiamme ed il bagliore in mare ad allertare Forze dell'Ordine e Capitaneria di Porto, decine le telefonate ai centralini da chi stava assistendo da terra e da mare all'inaspettato falò. Ma a raggiungere per prima i naufraghi un diportista, che non ha perso tempo a dirottare la sua imbarcazione sul posto e trarre a bordo i tre malcapitati. «Siamo passati dal piacere di un bella gita in barca a doverci mettere in salvo nel giro di pochi minuti - spiega Ferdinando Salsano, di professione bancario al Fineco Point - abbiamo avvertito un odore acre e del fumo provenire dalla sala macchine. Appena alzata la botola, si è immediatamente sprigionata una fiammata che in pochissimi minuti ha inghiottito la barca. Per fortuna mi sono allontanato dalla plancia, altrimenti rischiavo di rimanere intrappolato dalle fiamme e poteva finire veramente male. Nemmeno il tempo di imbracciare l'estintore o azionare la zattera di salvataggio».

Ad avere ancora la paura negli occhi Giuseppe Rispoli, elettricista, che ha temuto più degli altri: «Non so nuotare e non nascondo che il panico c'è stato. Sono una quindicina di anni che con Ferdinando ed altri amici andiamo per mare ed una cosa del genere non ci era mai capitata. Sono ancora sconvolto». Per fortuna nessun danno fisico, solo qualche escoriazione. L'imbarcazione, invece, è colata a picco dopo circa un'ora e mezza consumata dalle fiamme, a salvarsi solo il serbatoio dell'acqua.

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