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Cronaca

Rifiuti "La Doria", tutti scarcerati

Scritto da La Redazione (admin), mercoledì 26 gennaio 2011 00:00:00

Ultimo aggiornamento mercoledì 26 gennaio 2011 00:00:00

Tutte scarcerate le 9 persone che erano state arrestate nell’ambito dell’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti da parte dell’azienda conserviera “La Doria spa” di Angri, con stabilimenti anche a Sarno e Fisciano. L’operazione era stata condotta dai Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Salerno, su disposizione della Procura della Repubblica di Napoli - Sezione reati ambientali.

In seguito agli interrogatori di garanzia, nel corso dei quali - spiega l’azienda in una nota stampa - «l’intera problematica inerente all’indagine giudiziaria è stata chiarita», il Gip presso il Tribunale di Napoli ha emesso il provvedimento di revoca della misura cautelare in carcere nei confronti degli arrestati, tra i quali Andrea Ferraioli di Angri, amministratore delegato della Doria spa, ed i cavesi Susanna Cuomo, procuratore dello stabilimento Doria di Fisciano, con delega per il rispetto della normativa in materia di smaltimento dei rifiuti, e Giuseppe Milito, legale rappresentante e gestore della Edil Cava srl.

Solo per Luigi Sorrentino e Giovanni D’Ambrosio, direttore e legale rappresentante del laboratorio “Geisa” di Salerno, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Tutti gli altri destinatari del provvedimento cautelare sono tornati in libertà, in attesa degli sviluppi giudiziari della vicenda. L’unico che deve ancora essere interrogato è Giuseppe Dinisi di Cerignola, gestore della cava Ecodinisi, che al momento si trova ricoverato nel reparto di Cardiologia dell’ospedale di Foggia.

Ma ricostruiamo le accuse che avevano spinto il Gip del Tribunale di Napoli a disporre la misura cautelare in carcere per 9 persone (altre 11 risultano indagate a piede libero), oltre che il sequestro del laboratorio di analisi “Geisa” di Salerno, dell’impianto di rifiuti speciali in via Cimitero a Cava de’ Tirreni, condotto dalla Edil Cava, di una cava a Cerignola, in provincia di Foggia, e di 58 veicoli tra motrici, trattori stradali e rimorchi appartenenti a 4 aziende di trasporti.

Nel periodo compreso tra il luglio 2008 e l’ottobre 2009, nell’ambito delle campagne di trasformazione del pomodoro eseguite dalla Doria nei suoi tre stabilimenti di Angri, Sarno e Fisciano, era stata messa in piedi secondo l’accusa un’attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti. In particolare, ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi, vale a dire “fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti”, sarebbero stati raccolti e trasportati presso impianti non idonei. Il tutto - sempre secondo la Procura - grazie a falsi certificati di analisi redatti dal laboratorio “Geisa”, sito in via S. Leonardo a Salerno, che avrebbe provveduto a certificare una classificazione diversa del tipo di rifiuti, consentendo così alla Doria di smaltire i rifiuti in maniera molto più economica, portandoli nei siti ora sotto sequestro e non in appositi impianti di compostaggio, dove invece sarebbero dovuti finire in base a quanto emerso dalle analisi eseguite dall’Arpac.

In realtà, al termine degli interrogatori di garanzia svoltisi ieri, è risultato che la “condotta illecita”, limitata al periodo 2008-2009, sarebbe stata modificata e regolarizzata nel 2010. In particolare, l’amministratore delegato Andrea Ferraioli, assistito dall’avv. Antonio Sarno, avrebbe spiegato che i rifiuti derivanti dal lavaggio dei pomodori sarebbero stati classificati non come rifiuti organici, ma come “altrimenti non specificato” in seguito ad una serie di valutazioni e consultazioni fatte in sede aziendale con la collaborazione di esperti del settore. E ciò perché la quantità di pomodoro che finiva all’interno dei fanghi era infinitesimale rispetto ai metri cubi di terriccio che veniva scaricato a seguito del lavaggio dei pomodori. Dichiarazioni che sarebbero state confermate anche dagli altri manager ascoltati ieri.

Ha chiarito la sua posizione anche il cavese Giuseppe Milito, legale rappresentante e gestore della Edil Cava, una delle due cave dove la Doria portava i fanghi derivanti dal lavaggio del pomodoro, che durante l’interrogatorio di garanzia avrebbe sostenuto di aver inviato una lettera ai vertici dell’azienda subito dopo i primi sopralluoghi dei Carabinieri del Noe, proprio per chiedere di riversare altrove i rifiuti. Ed il rapporto con “La Doria” sarebbe infatti cessato nei primi mesi del 2009.

Adesso non resta che attendere gli ulteriori sviluppi giudiziari della vicenda. Per ora si registra, ovviamente, la grande soddisfazione per la revoca degli arresti e per il “ridimensionamento” delle accuse da parte de “La Doria spa”, che in una nota stampa «nel ribadire l’oggettiva sproporzione tra la misura cautelare adottata e la minima entità dei fatti contestati, non può che esprimere viva soddisfazione in relazione alla tempestiva revoca della misura, evidenziando come detto provvedimento confermi le posizioni che l’azienda aveva già espresso. La Doria ribadisce di aver sempre operato correttamente, conferma di riporre la massima fiducia nell’operato della magistratura e confida in una rapida conclusione della vicenda con l’archiviazione».

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