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Cronaca

Riapertura delle fonderie Pisano? L'associazione "Presidio Permanente" pronta a dare battaglia

Scritto da (admin), domenica 12 giugno 2016 23:51:43

Ultimo aggiornamento lunedì 13 giugno 2016 08:37:54

Sono bastate delle voci di corridoio (per ora non confermate) a far alzare il livello di guardia dell'associazione "Presidio Permanente". La presenza delle polveri dentro e fuori i luoghi di lavoro e le acque reflue cariche di idrocarburi sono solo la punta dell'iceberg, come dichiarano nel comunicato che riportiamo integralmente.

L'associazione "Presidio Permanente" unitamente ai residenti del Valle dell'Irno e di Salerno sono ormai al limite della sopportazione. Non sono bastate le mortificazioni dovute all'assenza delle istituzioni che per decenni e precisamente dal 1988 fino al 2012, anno di ottenimento dell'Autorizzazione Integrata Ambientale , hanno permesso in maniera colpevole l'esercizio delle attività' delle Fonderie Pisano , ognuno per le proprie competenze, senza che l'azienda stessa avesse uno straccio di autorizzazione all'emissioni in atmosfera. Mortificazioni ed umiliazioni ancora più amplificate dal fatto che da decenni i residenti non vivono più una vita normale perché sono costretti a vivere chiusi nelle loro case con le finestre serrate per cercare di non respirare i veleni che costantemente negli anni precedenti e fino alla chiusura sono stati emessi.

Risulta evidente che dal 16 Maggio scorso, giorno del provvedimento di sospensione delle attività , l'aria è totalmente diversa in tutta la città di Salerno, non avvertendosi più quel tipico tanfo di ferro misto a materiale d'altro genere . Da indiscrezioni giornalistiche si è saputo che con ogni probabilità la riapertura potrebbe essere imminente: ciò rappresenta per tutti i cittadini un'ulteriore umiliazione. Il presidio permanente ritiene che le motivazioni per cui si potrebbe decretare la riapertura delle fonderie siano insoddisfacenti rispetto alle prescrizioni imposte nel provvedimento di sospensione rilasciato dalla Regione in seguito ai sopralluoghi effettuati dal task force dell'Arpa Campania.

Nello specifico sono due i punti che si ritiene non possano essere stati superati: 1) il problema delle emissioni diffuse dovute alla presenza delle polveri all'interno e all'esterno dei reparti di lavoro; 2) il problema degli scarichi di acque reflue industriali del fiume Irno relativi al parametro idrocarburi totali; Per quanto concerne il punto 1) si ritiene del tutto ridicola la soluzione prospettata dalle Fonderie Pisano; infatti la società come accorgimento ha proposto l'utilizzo di procedure gestionali e organizzative quali la pulizia a fine turno dei pavimenti dei luoghi di lavoro, l'installazione di una porta per il confinamento delle polveri all'interno e l'uso di una moto spazzatrice per la pulizia dei piazzali esterni senza intervenire strutturalmente , così come prescrive la legge, sui sistemi di Captazione ed aspirazione delle polveri. La soluzione proposta non risulta degna nemmeno delle prime industrie nate nella prima rivoluzione industriale; essa risulta ancora più grave alla luce del fatto che implicitamente obbligherebbe i lavoratori presenti all'interno dei reparti di lavoro a respirare e inalare le polveri nocive in palese violazione del D.Lgs 81/08 -Testo Unico sulla Sicurezza e l'igiene dei Luoghi di lavoro poiché esse non risultano efficacemente espulse da sistemi di aspirazione ma vengono volontariamente lasciate vagare negli ambienti di lavoro per poi depositarsi sui pavimenti. Tale questione relativa all'inalazione delle polveri da parte dei lavoratori appare alquanto più grave e sconvolgente anche e soprattutto alla luce del fatto che essa trova riscontro almeno fin dal 2007 quando l'imprenditore Pisano fu indagato per poi patteggiare la pena nel febbraio 2015 per un reato relativo alla stessa violazione di legge Per quanto riguarda il punto 2) l'aggiunta di una stazione fisico-chimica a monte delle vasche di raccolta e sedimentazione per risolvere il problema di superamento del parametro Idrocarburi Totali , l'efficacia della quale andrebbe comunque valutata, rappresenta una modifica non sostanziale dell'Autorizzazione Integrata Ambientale in quanto modifica il ciclo di depurazione indicata nell'Aia Stessa.

Come tale essa andrebbe approvata preventivamente e non potrebbe essere realizzata senza una preventiva autorizzazione esplicita della Regione Campania con apposito Decreto Dirigenziale Altre questioni ugualmente gravi e importanti sono rappresentate da quello che emerge dal provvedimento regionale di sospensione di attività' delle fonderie Pisano del 16/05/2016: 1) nel provvedimento non vengono indicate le criticità' riscontrate dalla relazione di sopralluogo Arpac del 29/04/2016 relativamente ai piazzali esterni delle fonderie Pisano; in tale relazione risulta evidente : -l'inadeguatezza dello stoccaggio dei materiali ferrosi e delle materie prime che risultano privi di idonea copertura . Ciò' , da quanto emerge nelle sopraindicata relazione, comporta che il periodo di prima pioggia si protrae ben oltre i 15 minuti previsti dalla legge provocando l'entrata in funzione del by-pass con il conseguente scarico nel fiume Irno di materiali non trattati dall'impianto di depurazione - il sottodimensionamento delle vasche di sedimentazione e disoleazione ( 120 mc) rispetto alla grandezza dei piazzali 50.000 mq . Tale circostanza provoca quindi lo scarico nel fiume Irno di materiali non trattati dall'impianto di depurazione - l'assenza tra le varie fasi del trattamento di depurazione di un sistema di rilancio elettromeccanico; anche ciò implica uno scarico attraverso il by pass di scarichi non efficacemente trattati - l'eccessivo dislivello tra i piazzali e la posizione dell'impianto di depurazione; tale situazione comporta una turbolenza nei bacini con conseguente trattamento non efficace degli inquinanti 2) il provvedimento in questione avrebbe dovuto portare già in questa fase alla revoca dell'AIA perché , come ammesso dalla stessa regione nel provvedimento stesso, non sono state superate criticità' già emerse nella precedente diffida del 19/02/2016, criticità quindi reiterate che determinano situazioni di pericolo o di danno per l'ambiente; tale condizione avrebbe dovuto trovare l'applicazione dell'art.29-decies comma 9 lettera c) che comporta " ......revoca dell'autorizzazione e alla chiusura dell'installazione, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni che determinino situazioni di pericolo o di danno per l'ambiente"..... Tutto ciò premesso , per i motivi sopra esposti , il presidio permanente chiede con forza che non venga emesso il provvedimento di riapertura delle fonderie Pisano e che, nella malaugurata ipotesi si dovesse procedere alla ripresa della attività per consentire le prove ad impianto accesso sui camini , esse siano effettuate attraverso una simulazione senza consentire una riapertura vera e propria e ciò in applicazione del principio di precauzione dato che l'attivazione di un impianto potenzialmente pericoloso potrebbe essere pregiudizievole per la salute pubblica Inoltre viene chiesto alla procura e alla magistratura e in particolare modo ai procuratori Lembo, Polito e Guarriello di intervenire al più presto con un sequestro preventivo ai sensi dell'art. 321 c.p.p , atteso che ormai dalle relazioni effettuate in vari periodi dall'ARPAC appare evidente la situazione che non necessita, a parere del presidio, di ulteriori indagini.

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