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Cronaca

In libertà i tifosi arrestati

Scritto da (admin), giovedì 14 aprile 2005 00:00:00

Ultimo aggiornamento giovedì 14 aprile 2005 00:00:00

Sono tornati in libertà gli 8 tifosi arrestati, con l'accusa di danneggiamento, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, per gli scontri dopo la partita Cavese-Juve Stabia. Dovranno restare lontano dai campi di calcio: disposto l'obbligo della firma in concomitanza con l'inizio delle partite. Intanto, proseguono le indagini della Polizia. Gli uomini diretti dal vice-questore Sebastiano Coppola continuano a visionare filmati e fotografie per incastrare gli altri violenti. Ricostruito un primo identikit del tifoso che ha colpito con un calcio al volto il poliziotto napoletano, rimasto ferito sulle gradinate dei Distinti. Secondo le ultime indiscrezioni, accanto al tifoso che ha colpito l'agente ci sarebbe un altro giovane, che avrebbe scansato con un piede il corpo del celerino, già accasciato sulle gradinate. Ieri mattina, il Gip Belmonte ha deciso di non convalidare la custodia cautelare in carcere e di rimettere in libertà

Pasquale Esposito, 26 anni, residente a Nocera Superiore (difeso dall'avvocato Enrico Farano), Andrea Milite, 21 anni, Antonio Di Masullo, 29 anni, Angelo D'Amico, 29 anni (assistiti dall'avvocato Roberto Lanzi), Massimo Violante, 29 anni, residente da qualche anno a Roccapiemonte, Luigi Siani, 28 anni (difesi dagli avvocati Marco ed Alfonso Senatore), Raffaele De Pascale, 21enne nato a Nocera Inferiore, e Francesco Memoli, 22 anni, per i quali ha prescritto l'obbligo della firma presso il Commissariato di Polizia locale (eccezion fatta per Violante). Il pm Mariagrazia Genovese aveva richiesto la custodia cautelare in carcere per Esposito, l'unico già diffidato, e gli arresti domiciliari per gli altri 7. A tutti sono contestate la resistenza, lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento. Nel corso dell'udienza preliminare, i giovani arrestati avrebbero fornito tutti la stessa versione dei fatti, raccontando di essersi trovati coinvolti in una delle cariche della Polizia nei pressi della villa nuova. «Stavamo recuperando le nostre auto - avrebbero riferito al giudice - parcheggiate nel vicolo che da via Palumbo porta alla Statale 18. E' stato allora che ci siamo trovati di fronte la Polizia ed i Carabinieri, che stavano caricando un gruppo di ultras fuggiti sulla Statale 18. Ci siamo rifugiati nel portone di un palazzo, anche perché i bar e gli altri esercizi commerciali avevano abbassato le saracinesche. All'interno di questo portone siamo stati bloccati ed arrestati». L'udienza ha anche svelato un altro particolare: Pasquale Esposito, fatta eccezione per il provvedimento di diffida di prossima scadenza, non aveva altri precedenti penali. Confermata, invece, l'invalidità fisica per Massimo Violante.

Messina: «Una decisione assurda»

Il sindaco Messina è sorpreso. La notizia della scarcerazione dei tifosi teppisti lo coglie mentre è intento con i suoi collaboratori, assessori e tecnici, a mettere a punto il piano per il ripristino dell'agibilità dei locali e della curva dello stadio. «Sono rispettoso della decisione del magistrato, ma restano quelle ore di pura follia che hanno ancora una volta infangato l'immagine di una città come Cava»: è il primo commento a caldo del sindaco. Ha ancora negli occhi quelle scene vissute domenica pomeriggio, la furia devastatrice di tanti che nulla hanno da spartire con lo sport, ed in particolare la vista a terra dell'uomo sanguinante delle Forze dell'Ordine. «Credo che nessuno potrà dimenticarle, indipendentemente dal verdetto giudiziario che è chiamato a valutare i fatti sotto altro aspetto». Il livello della violenza gratuita diventa sempre più preoccupante da un punto di vista sociale, economico e morale. E di questo Messina è consapevole: «Occorrono misure drastiche. Non è più possibile tollerare che la vita di una città e la sua immagine possano essere messe continuamente a rischio. Di qui una maggiore concertazione tra i vari poteri dello Stato per l'adozione di comportamenti che vadano nella stessa direzione, pur nel rispetto della propria autonomia».

Avallone: «Da cavese provo solo vergogna»

«Sono profondamente indignato. Provo vergogna per tutto quello che è accaduto domenica pomeriggio a Cava. Scriverò al sindaco Alfredo Messina di far chiudere lo stadio "Simonetta Lamberti". Se ciò non avvenisse, preferirei cambiare residenza». Autore del duro sfogo l'avvocato Michele Avallone, presente domenica allo stadio in qualità di rappresentante dell'Ufficio Indagini della Federcalcio. Avallone esprime la sua solidarietà per le Forze dell'Ordine, ed in special modo al poliziotto gravemente ferito, ma precisa di non poter rivelare alcun contenuto della relazione stilata a fine gara, che al momento resta secretata. «Non nego certo la mia presenza come rappresentante dell'Ufficio Indagini, visto che avevo un targhettino che mi identificava, ma non posso rilasciare alcuna dichiarazione. Il mio ruolo, però, non mi impedisce di esprimere il mio profondo rammarico per i fatti di domenica, visti da tutta l'Italia attraverso le immagini televisive. Ora come ora, mi vergogno di essere un cavese e mi auguro che vengano presi provvedimenti». La decisione del giudice sportivo, relativa ai fatti avvenuti all'interno dello stadio, non resterebbe isolata. Secondo ultime indiscrezioni, la Federcalcio sarebbe intenzionata ad andare avanti. Attesi per i prossimi giorni provvedimenti più duri.

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