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Cronaca

Forfait all’assemblea dei soci Silba SpA, a rischio liquidazione dipendenti “Villa Alba” di Cava de’ Tirreni

Il Gruppo De Falco – Masola non si presenta all’incontro. Dipendenti sul piede di guerra. Ad un passo dalla liquidazione Silba S.p.A., che gestisce il centro medico di riabilitazione “Villa Alba” di Cava de’ Tirreni

Scritto da (ilvescovado), venerdì 3 marzo 2017 11:57:13

Ultimo aggiornamento venerdì 3 marzo 2017 11:57:13

di Adriano Rescigno

A vuoto l'ennesimo tentativo di dialogo promosso dal Sindaco del Comune di Roccapiemonte Andrea Pascarelli che vede di nuovo assente la famiglia De Falco - Masola, titolare del 50% delle quote societarie della "Silba S.p.A.", società che gestisce i centri medici di riabilitazione "Villa Alba" di Cava de' Tirreni, "Villa Silvia" e "G.F Montesano" di Roccapiemonte, che - inevitabilmente - dopo l'ennesimo forfait e gli ennesimi dinieghi di responsabilità del gruppo sopra citato è ad un passo dalla liquidazione. Tradotto in terminologia semplice equivale ad affermare: licenziamento per 330 dipendenti e 500 ospiti delle strutture, spostati in blocco in altri centri dopo aver trascorso l'intera esistenza tra mura definite amiche.

Dopo la notizia dell'assenza, che come il rumore di un tuono ha sconquassato le anime dei dipendenti delle strutture, immediatamente è montata rabbia e protesta all'interno dei centri, dei quali - domani mattina - un affranto amministratore Giovanni di Giura dovrà presentare i libri contabili al tribunale delle imprese di Napoli, salvo un contrordine ed una salvifica presa di coscienza da parte della frangia De Falco-Masola, atto equivalente alla revoca delle convenzioni con le Asl competenti per territorio e la chiusura dei centri che verranno affidati alle decisioni di un liquidatore terzo.

Ieri pomeriggio, l'assenza del gruppo ed anche dei legali dello stesso "De Falco - Masola" all'assemblea dei soci che avrebbe dovuto incaricare il consiglio di amministrazione del varo di un piano di divisione societaria allo scopo di mettere fine alle beghe societarie causate dai ‘'raffreddori'' di qualche ex amministratore, il quale - nell'incontro non avvenuto ieri - avrebbe dovuto presentare al primo cittadino Pascarelli le delibere assembleari del 14 dicembre 2012, dell'8 novembre 2013 e del 13 giugno 2014, in cui la stessa famiglia si impegnava a promuovere un progetto di divisione ad ora non adottato ed avvolto da un assordante silenzio.

La situazione è giunta al punto di non ritorno. La parola dunque non la chiedono gli archivi e le carte impolverate, bensì i dipendenti che, non prestando attenzione alle gelosie societarie, chiedono solo la salvaguardia del posto di lavoro. «La famiglia De Falco non ha coscienza! Dopo anni al timone, attraversando le acque della cattiva gestione, il nostro lavoro è stato salvato nel 2014 da un ‘'sudato'' contenimento delle spese promosso da Giovanni di Giura, e di nuovo, ora, a causa di un ennesimo loro capriccio ci troviamo sull'orlo della liquidazione, immotivata in aggiunta, poiché l'azienda è sana. Probabilmente quanto sta accadendo visto che si protrae da anni, è una incomprensibile premeditazione. Mirano allo spedirci per strada», così i dipendenti in protesta.

Come già preannunciato, Antonio De Sio, coordinatore Cisl Fp, conferma ieri mattina nelle sale del Palazzo di Città di Roccapiemonte l'impegno della sigla sindacale da lui rappresentata a costituirsi parte civile in un probabile, adesso quasi irrimediabile, procedimento giudiziario. Il dottore Andrea di Giura dichiara in ultimo che «lo stato di liquidazione potrà essere superato attraverso la condivisione di un progetto di scissione serio e corretto che porti alla separazione delle due famiglie nel più breve tempo possibile. Non si comprende perché la famiglia De Falco non sia dello stesso intendimento!». Intendimento sul quale fortemente ci si interroga. La famiglia De Falco - Masola, mentre conferma tramite carta e ceralacca al Sindaco Pascarelli che la società è viva, al contempo la fa collassare con la liquidazione. Il tutto è il contrario di tutto, allo stato dell'arte, senza rispetto dei dipendenti, dei pazienti e della storia di un'azienda fondamentale e strategica per il mezzogiorno d'Italia.

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