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Cronaca

Falsi invalidi, Laudato e Maiorino alla sbarra

Scritto da Il Mattino (admin), giovedì 8 novembre 2001 00:00:00

Ultimo aggiornamento giovedì 8 novembre 2001 00:00:00

Uomini politici e prima ancora medici. Sono tornati di nuovo alla sbarra Alfonso Laudato, consigliere comunale del Cdu, Cosimo Maiorino (nella foto in alto), attuale direttore sanitario dell'Ospedale Santa Maria dell'Olmo, Vincenzo Prisco, medico all'ospedale di Curteri, e Mariano Niglio, coinvolti come imputati nel lungo processo sull'invalidopoli, il troncone cavese della maxi inchiesta nazionale che nel '92 fece tremare i camici bianchi. Anche loro, in qualità di medici esaminatori, finirono nelle trame della giustizia per aver dato il loro assenso alla richiesta di invalidità inoltrata dalla signora Maria Adinolfi (anche lei compresa nella lista degli imputati), affetta da sclerosi. Secondo la Procura, che avviò una serie di indagini, lo stato della patologia non era tale da giustificare la condizione di invalidità civile. E per questo, ieri mattina, si sono ritrovati davanti al presidente della Prima Sezione Penale, Videtta. L'udienza è stata rinviata al prossimo 23 marzo, ma le poche ore passate in aula sono bastate a risollevare le voci su una vecchia noia giudiziaria. Al di là del caso della signora Adinolfi, finito nelle indagini coordinate dal pm Antonio Centore, è soprattutto la popolarità dei personaggi coinvolti a destare particolare interesse. E' così per Alfonso Laudato (nella foto al centro), difeso dall'avvocato Marco Salerno, per Cosimo Maiorino, assistito da Andrea Antonio Dalia, sostituito ieri in aula da Maurizio Mastrogiovanni, e per Mariano Niglio, difeso dall'avvocato Stefania Forlani. Volti noti in città per la loro professione di medici e per il loro ruolo pubblico, come amministratori cittadini e dirigenti delle strutture sanitarie.

La vicenda

Nel '92, data in cui gli imputati sarebbero figurati come componenti della commissione invalidi civili, si alzò il velo sulle irregolarità e favoritismi nella concessione della condizioni di invalidità. Un diritto, in alcuni casi trasformato in privilegio, con tanto di assegno di accompagnamento, pensioni e, non ultima, la possibilità di partecipare a concorsi con posti riservati. E questo è il caso di Maria Adinolfi, difesa dall'avvocato Marco Senatore, che nel lontano '81 si era vista accettare la sua richiesta di invalidità civile, a causa di una grave forma di sclerosi, con tanto di varici agli arti inferiori, diagnosticata e curata all'ospedale di Curteri. Una visita dell'allora commissione esaminatrice aveva, infatti, dato l'ok, facendo avanzare la sua pratica. La condizione di invalidante le consentì di partecipare e vincere un posto, tra quelli riservati agli invalidi, alle Poste (nella foto in basso). Nel '92 entrano in ballo Maiorino, Laudato e Niglio, che, in occasione di una seconda verifica della commissione invalidi civili, confermano lo stato di invalidità.

Le contestazioni

Secondo l'accusa, quella pratica sarebbe stata viziata da alcune «sviste». In particolare, lo stato della patologia sarebbe stato al limite di quello previsto dalla legge per far scattare l'invalidità. Diverso il commento della difesa, che attende quale verdetto l'assoluzione piena, come è già stato per gran parte dei processi inseriti nel filone invalidopoli.

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