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Attualità

Ex Cofima, opposizione all'attacco

Scritto da (admin), martedì 4 settembre 2012 00:00:00

Ultimo aggiornamento martedì 4 settembre 2012 00:00:00

E’ nostro dovere informare la città e fare finalmente chiarezza su alcuni aspetti inquietanti dell’operazione di acquisto da parte del Sindaco dell’area dell’ex Cofima. E ciò in ragione della rilevanza economica di tale operazione - oltre 4 milioni di euro - e dell’incidenza negativa sulle casse del bilancio dell’ente, gravate da un onere pari ad un importo giornaliero di euro 970,00.

Orbene, ecco gli aspetti sui quali va focalizzata l’attenzione. Il primo è l’esistenza di sull’area di 4.000 mq di abusi edilizi che riguardano l’ampliamento del capannone industriale rappresentato da due corpi aggiunti, la palazzina destinata ad uffici ed il mancato frazionamento dell’intero immobile originario, comprensivo anche dell’area destinata a concessionaria auto, dal quale proviene la porzione di area di circa 17.000 metri quadri acquistata dal Comune dalla procedura fallimentare. Si tratta di difformità che erano sanabili con il condono del 1994 perché realizzati in epoca antecedente al 31.12.1993, tanto che il consulente nominato dal giudice fallimentare nella stima del bene effettuava una previsione dei costi da sostenere per la sanatoria pari a 130.000,00 euro, che, nella determinazione del valore del bene, andava sottratto dalla stima dell’area e delle singole unità immobiliari ivi esistenti.

Orbene, la stima del bene acquistato dal Comune veniva effettuata con la previsione che l’area conservasse i capannoni e che sarebbero state sanate le difformità urbanistiche, perché altro sarebbe stato il valore dell’area senza i capannoni e comunque senza la volumetria abusiva. Ed era evidente che la determinazione all’acquisto del Consiglio comunale era subordinata alla sanatoria delle eventuali difformità, che per espressa previsione di legge, art. 46 legge 47 del 1985, potevano essere sanate entro e non oltre 120 giorni dall’avvenuto trasferimento, trattandosi di atto derivante da procedure esecutiva immobiliare. Gli uffici preposti, invece, dopo l’avvenuto trasferimento non hanno provveduto a sanare tali difformità nel termine previsto dalla legge. La mancata sanatoria configura un inadempimento, fonte di possibile danno erariale per il Comune, atteso non solo il deprezzamento dell’area quale conseguenza dell’obbligo a carico dell’ente di abbattimento delle parti in difformità, ma anche dei costi di demolizione non previsti da sostenersi a spese del Comune.

Ulteriore conseguenza di tale inadempimento è, inoltre, l’inalienabilità dell’area acquisita, perché il mancato condono degli abusi edilizi esistenti preclude, per espressa previsione di legge, all’Ente di poter in futuro, qualora non riuscisse a realizzare il polo ospedaliero, di vendere il bene a terzi, con evidente deprezzamento del valore. Senza contare che la Banca che ha concesso al Comune il mutuo con ipoteca sull’area vedrebbe, in caso di mancato pagamento da parte del Comune delle rate, diminuita la garanzia reale del suo credito, attesa l’inalienabilità assoluta del bene ipotecato.

Inoltre, non si comprende perché l’Amministrazione, venuta a conoscenza dell’esistenza degli abusi edilizi sull’area, prima di acquistare l’area dal fallimento, non abbia informato l’autorità giudiziaria, trattandosi di una notizia di reato, e non abbia attivato poi le procedure di legge atte a reprimere gli abusi in danno della curatela con l’emissione della prescritta e doverosa ordinanza dirigenziale di ripristino dello stato dei luoghi. Tale grave omissione da parte degli uffici è anch’essa fonte di possibile danno erariale, perché se la curatela, in presenza di un’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, non avesse ottemperato, la conseguenza sarebbe stata l’acquisizione gratuita dell’area, per intero e non solo la porzione dove ricadevano gli abusi, perché non frazionata, al patrimonio comunale. In sostanza, l’ente ha corrisposto 4 milioni di euro per un’area che poteva essere gratuitamente acquisita al patrimonio comunale.

Evidenti, allora, sono le responsabilità politiche del sindaco e dell’assessore al patrimonio e all’urbanistica dell’epoca, Luigi Napoli, che impongono una seria riflessione sull’incapacità e superficialità di chi amministra la nostra città, come sono evidenti le ragioni che hanno determinato il gruppo consiliare Forza Cava, il Partito Democratico ed il consigliere comunale Marco Senatore a richiedere, durante la seduta consiliare, al Presidente del Consiglio comunale l’immediata trasmissione del verbale della seduta e di tutti gli atti della procedura di acquisto della Cofima alla Procura della Repubblica di Salerno ed alla Procura regionale della Corte dei Conti per ogni opportuna determinazione al riguardo e per ogni valutazione circa eventuali responsabilità penali e contabili.

Gruppo Consiliare “Forza Cava” - Il consigliere indipendente Marco Senatore

Scarlino: «Il sindaco sconfessa se stesso»

La questione Cofima è stato il centro d’interesse del Consiglio Comunale. In attesa di una dettagliata relazione da parte del primo cittadino, che si è impegnato a trasmetterla entro pochi giorni, durante l’animata discussione abbiamo constatato come il Sindaco abbia sconfessato se stesso.

Ad una precisa interrogazione del Consigliere Scarlino, relativa alla presenza di amianto all’interno della struttura, così come riportato dallo stesso Sindaco in campagna elettorale e ribadita nella famosa seduta di Consiglio dell’11/11/2010 per l’acquisto della Cofima, dove il primo cittadino affermava: «Dopo tanti anni la vicenda ex Cofima è un problema serissimo dal punto di vista ambientale, perché abbiamo metri e metri quadri di capannoni con amianto e sono una bomba ecologica, nel senso che lo stato di abbandono in cui versano questi capannoni ormai da troppi anni rappresenta per tutte le zone limitrofe un rischio reale di dispersione nell’area di amianto», il Sindaco ieri in Consiglio, sconfessando quanto prima affermato, ha ribadito che non c’è nessuna presenza di amianto se non in misura esigua, peraltro già rimossa da una ditta specializzata.

Per la verità, non sono dello stesso avviso gli abitanti della zona, che rimangono molto preoccupati. Da precisare che uno dei motivi che andavano a rafforzare l’acquisto della Cofima era proprio quello di eliminare l’amianto presente nella struttura. Aspettiamo fiduciosi la relazione completa del Sindaco, dove senz’altro parlerà anche dell’amianto.

Pasquale Scarlino, Consigliere Comunale Gruppo PD

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