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In forma(ti) con Marianna - 22.03.2012
La Dieta Mediterranea
Nuovo importante riconoscimento per la Dieta Mediterranea, oggetto di una specifica legge da parte della Regione Campania. Le abitudini alimentari “nostrane” imitate, adottate e studiate anche negli USA fin dal secondo dopoguerra. Ma quando si parla di Dieta Mediterranea ci si riferisce a qualcosa di più complesso di una dieta basata su cereali, frutta e verdura, pesce ed olio d’oliva...
La Regione Campania da questo marzo ha una sua legge sulla Dieta Mediterranea. Dopo quello straordinario ottenuto da parte dell’Unesco, arriva un altro importante riconoscimento del Consiglio Regionale della Campania. L’obiettivo dichiarato è promuovere la cultura agroalimentare campana di qualità.
Ma da dove viene tutta questa aspettativa e su cosa si basa tutta questa considerazione per quella che dovrebbe essere la dieta di “casa nostra”? Facciamo due passi indietro nel tempo. Arriviamo al secondo dopoguerra. Ad Ancel Keys, biologo statunitense.
Keys, dopo aver regalato all’esercito americano la razione K, la razione giornaliera individuale di sopravvivenza, sbarca in Italia. Compra casa proprio nel nostro Cilento a Pioppi, beato lui, ed inizia a studiare l’alimentazione locale. Aveva infatti notato che qui gli abitanti avevano l’abitudine di “campare fino a 100 anni” e le patologie cardiovascolari erano meno diffuse che nel suo Paese d’origine. Osserva a lungo i cilentani. Alla fine, individua il primo responsabile della longevità degli abitanti nelle abitudini alimentari di questi siti in contrapposizione alle diete del Nord, ricche di carne, grassi animali, formaggi e povere di carboidrati, frutta e verdura.
Gli statunitensi sono stati pionieri in tante cose. Anche nelle patologie da sovrappeso. Allora, infatti, erano già afflitti da obesità e patologie conseguenti. Keys pensò così che la dieta che aveva osservato fra i cilentani potesse essere d’aiuto anche alla popolazione USA. Dopo 20 anni, tuttavia, le cose non migliorarono. Come mai le abitudini alimentari che donavano lunga vita ai cilentani non riuscivano ad aiutare gli americani?
Bisogna a questo punto tenere bene a mente una cosa. La dieta osservata da Keys, indicata come Dieta Mediterranea nel 1992 e che lo aveva convinto a mettere pane e pasta alla base della dieta ideale, era adottata in zone virtuose, quelle appunto visitate da lui nel bacino del Mediterraneo, dove non era ancora avvenuta la conversione dalle farine integrali alle farine superraffinate, che arrivano con gli aiuti americani. E che non hanno mai smesso di arrivare. Questo sarà uno dei motivi per cui la “Dieta Mediterranea” non risolverà il problema dell’obesità negli USA. Solo più tardi sarà un altro professore della “Harvard Medical School”, William Willet, incaricato di interessarsi nuovamente del problema, a porre l’accento su questo aspetto.
Willet indicò nei carboidrati raffinati e nello zucchero i responsabili dell’ingrassamento, arrivando ad affermare che si stava meglio quanto più grossolanamente erano macinati i cereali. Willet elabora così una piramide dove alla base, quindi suggeriti come alimenti di maggior consumo rispetto a quelli più in alto, ci sono pane e pasta integrali, ottenuti da farine macinate grossolanamente. Pane e pasta bianchi, zuccheri e bevande zuccherate sono, invece, in cima alla sua piramide alimentare, scoraggiandone sostanzialmente l’uso. Infine, non dimentica come essenziale al successo della dieta anche l’attività fisica. I risultati di questo studio infastidirono non poco le multinazionali alimentari, che su zucchero, cereali raffinati e dieta carnea basavano il loro impero. E così le indicazioni del Prof. Willet furono liquidate come un generico monito a fare moto.
Si capisce così che quando si parla di Dieta Mediterranea in realtà ci si riferisce a qualcosa di più complesso di una dieta basata su cereali, frutta e verdura, pesce ed olio d’oliva. Va posta innanzitutto attenzione sulla qualità e la storia dell’alimento che si suggerisce. Il pane antico, preparato con semi arcaici dai glutini altamente salutari, non ha niente a che fare con i prodotti realizzati con grani bombardati coi raggi X o gamma di largo consumo oggi, per esempio.
Con questa nuova legge legislatori e tecnici della Regione Campania, il cui lavoro influisce pure sulla nostra tavola, promuoveranno una riflessione seria sulle indicazioni alimentari mediterranee? O alimenteranno ulteriore confusione permettendo che si utilizzi la dizione “dieta mediterranea” come un brand, un marchio utile solo a vendere e diffondere prodotti e stili di vita che di mediterraneo e soprattutto salutare hanno poco o niente? Ai posteri, si spera non obesi, l’ardua sentenza.
Dott.ssa Marianna Borriello, Biochimico Nutrizionista
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