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Cronaca

Un'overdose ha stroncato Giuseppe

Scritto da Il Mattino (admin), venerdì 25 gennaio 2002 00:00:00

Ultimo aggiornamento venerdì 25 gennaio 2002 00:00:00

Lo hanno trovato accasciato sul marciapiede all'ingresso della chiesa dell'Annunziata (nella foto), in via Porta Catena a Salerno. Giuseppe Senatore, 34 anni, che da qualche anno aiutava il padre Raffaele al negozio di frutta in via Crispi, era morto. Ucciso da una dose di droga. Dicono che lo hanno trovato già cadavere, immobile come il marmo e con il viso ormai cereo. Accanto a lui niente. Non una goccia di sangue, nessuna siringa. Neppure un ago. Solo un buco sulla mano sinistra. Il segno di un passato che è tornato. Un indizio che ha indirizzato da subito le indagini: overdose. Da un anno e mezzo aveva smesso con la droga - come racconterà più tardi agli inquirenti la sorella - e probabilmente, da ex tossicodipendente, ha consumato la sua prima dose dopo la disintossicazione in compagnia di uno o due amici. Qualcuno poi - è solo un'ipotesi - ha cercato di soccorrerlo, ma vinto dalla paura è poi fuggito. E lui è rimasto lì a terra, forse per ore. Fino a quando il telefono della Croce Rossa, nella sede della vicina via Roma, non ha squillato: «C'è un giovane accasciato in strada», ha avvertito una voce dall'altro capo del telefono.

I soccorsi

Sono da poco trascorse le 4 e l'ambulanza arriva in pochi minuti, ma riparte subito: per quell'uomo ancora senza nome non c'è nulla da fare. Sul posto piomba la volante della Polizia, che dispone il trasferimento del cadavere all'obitorio dell'ospedale San Leonardo. I primi indizi sull'identità della giovane vittima arrivano dagli schedari del Commissariato di Cava, dove il giovane è noto per la sua lunga storia di tossicodipendenza, a cui sarebbero collegati anche piccoli precedenti. Nel frattempo la tragica notizia raggiunge i familiari nella loro casa alla frazione Annunziata. Qui, nella stretta traversa di via Sergio, proprio all'inizio della frazione, tutti lo conoscono come Peppino. Nella casa poco distante dalla cappella ci sono solo gli anziani nonni. Tutti gli altri sono accanto a lui nel freddo obitorio. «Aveva smesso - raccontano il fratello Massimo e la sorella Rossella - da più di un anno; si è fatto coinvolgere ancora una volta da quel gruppo di amici di Salerno». A Salerno, come racconta un'anziana vicina, aveva conosciuto la sua ragazza: «Peppino aspettava sempre il pullman alla fermata sotto casa mia. Qualche giorno fa mi ha detto che aveva una fidanzata a Salerno. Ma dei suoi problemi con la droga non ne so niente. Ho sentito solo qualche voce». Le voci rimbalzano fino al Sert di via Atenolfi. Intorno alle 11, orario per lo smistamento del metadone, si forma un capannello di persone: «È morto Peppino scalpello. Dicono che lo hanno fregato». Solo in tarda mattinata la certezza: a confermare la morte per overdose è stato l'esame esterno, eseguito dal medico legale Giovanni Zotti. Giuseppe è stato ucciso da una dose di eroina. Ieri la salma è stata trasferita al cimitero di Cava, dove oggi sarà celebrato il rito funebre.

Paolo e Gennaro, anche loro vittime del buco

Un giovane ed una siringa. Solo una goccia di sangue in quell'oceano della disperazione che guarda alla dose come all'unica ancora di salvezza. Un giovane, una siringa e la morte, come Giuseppe Senatore, Paolo Fiore e Gennaro Apicella. Tre giovani vite stroncate. Forse non si sono mai visti in faccia, con ogni probabilità non si conoscevano neppure, ma in comune hanno molto di più dell'età. Tutti e tre poco più che trentenni, ormai abituati a convivere con quel male oscuro. Ritrovati soli, su un marciapiede o tra le mura del bagno di casa. Paolo Fiore aveva 36 anni ed era sordomuto. Originario di Avellino, da più di dieci anni viveva nella provincia di Salerno: prima a Battipaglia, poi dal '95 a Nocera Superiore e, dopo il divorzio dalla prima moglie, si era trasferito a Cava, la città della sua convivente. Il 16 maggio scorso l'uomo fu trovato morto nel suo appartamento in via De Filippis, dopo quasi 48 ore dal decesso. Chiuso nel bagno della sua abitazione, rimase vittima di un'overdose; accanto a lui una siringa. L'anno prima, era il 1° maggio del 2000, nella periferia di Napoli viene ritrovato cadavere un altro giovane cavese. È Gennaro Apicella, 32 anni, una lunga storia di tossicodipendenza alle spalle. Poi il matrimonio, la nascita di due figli e la convinzione, condivisa con amici e parenti, di voler smettere con la droga. Ma sul quel marciapiede. troppo lontano da casa, una dose tagliata male lo uccide. Ed a distanza di poche ore nel Napoletano altri quattro giovani muoiono di overdose. Gli investigatori parlano di una partita di droga killer.

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