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Cronaca

‘Così mi costringevano a pagare'

Scritto da Il Mattino (admin), martedì 12 febbraio 2002 00:00:00

Ultimo aggiornamento martedì 12 febbraio 2002 00:00:00

«Non c'era alcun rapporto di intermediazione. Quelle trecentomila lire erano il prezzo per la mia tranquillità»: non cambia una virgola Gerardo Pisapia, l'impreditore coinvolto come testimone unico nel processo contro Vincenzo D'Elia (nella foto in alto), Pierangelo Pezzella e Guerino Lambiase. Ieri mattina, in aula di fronte al Pm Domenica Gambardella, titolare dell'intera inchiesta, ha confermato punto per punto le forti accuse contro i suoi presunti estorsori. Ha ripetuto che la sera del 17 novembre doveva pagare la somma richiesta. Come altre volte, ha spiegato nel corso della sua testimonianza, si è presentato all'appuntamento fissato: «Quasi quotidianamente ero costretto a sborsare piccole somme dalle 50 alle 300mila lire». Somme che sarebbero state estorte ricorrendo al vecchio trucco delle intimidazioni. Appuntamenti, somme ed intimidazioni tutte rilette dalla sua stessa voce, che ha interpretato così i tanti frammenti delle registrazioni, che lui stesso aveva portato come prova.

Le prove

Nel corso della prima udienza dibattimentale, il giudice Diletto aveva nominato un perito con l'incarico di verificare la veridicità delle prove raccolte dall'imprenditore. Più cassette registrate, che entrarono a pieno titolo nei fascicoli del processo. Si tratta di dialoghi scottanti: audiocassette registrate dall'unico teste dell'intero processo con puntuali stop sulle presunte intimidazioni e richieste. Pisapia, dunque, non si sarebbe limitato a sottoscrivere una denuncia presso gli Uffici del Commissariato, ma avrebbe vestito i panni dell'investigatore. Ed ieri, dal vivo della sua voce, è stata ripercorsa l'intera vicenda. Intanto la difesa - rappresentata da Marco Salerno e Maurizio Mastrogiovanni, difensori di Lambiase, Giovanni Annunziata, avvocato di Pezzella (nella foto al centro), e Rodolfo Viserta, avvocato di D'Elia - affina le proprie armi in attesa della prossima udienza dibattimentale, fissata per l'11 marzo. La linea difensiva mira a scardinare l'impianto accusatorio, facendo leva sui presunti punti oscuri emersi dalla testimonianza. E per fare questo, si serviranno di un controesame dei nastri registrati e di ben 13 testimoni.

La vicenda

Ricostruiamo i fatti: il 17 novembre di due anni fa l'appuntamento era fissato per le 19. L'uomo, prima di recarsi all'incontro, avrebbe avvertito i poliziotti del luogo e dell'orario. Una volta davanti alla tribuna centrale dello stadio, in via Mazzini, avrebbe azionato il registratore. La zona era già accerchiata dagli uomini dell'anticrimine. I tre furono arrestati proprio mentre afferravano le banconote da 300mila lire. Per loro l'accusa di estorsione con metodi camorristici. Di tutt'altro tono la versione della difesa, che, fin dalla prime ore dopo l'arresto, ha motivato quella riscossione come il saldo per un credito acceso in seguito all'acquisto di una cabina per camion. Diverso anche il cammino giudiziario dei tre imputati: per Lambiase (nella foto in basso), l'unico dei tre a non presentare pendenti per associazione camorristica, il giudice ha interrotto la misura di custodia cautelare in carcere. Per gli altri due, invece, l'accusa ha richiesto l'acquisizione della sentenza contro Pezzella e D'Elia del processo Bisogno più 44. Un precedente che potrebbe provare l'imputazione di associazione a stampo camorristico (416bis). Intanto, si attende la prossima udienza per il controesame delle registrazioni, mentre l'intero processo dovrebbe concludersi per l'estate, data anche l'impellente scadenza dei termini per la custodia cautelare in carcere (entro dicembre 2002).

Gli incontri dinanzi allo stadio

È titolare di una piccola impresa di trasporti il teste chiave nel processo per estorsioni a carico di D'Elia, Pezzella e Lambiase. Gerardo Pisapia è molto conosciuto in città anche per la sede della sua attività. Da anni, infatti, impegnato nel ramo dei trasporti, Pisapia ha i suoi mezzi, camion e automezzi parcheggiati nel retro dello stadio comunale "Simonetta Lamberti", di fronte all'ingresso della curva Sud, solo pochi metri distanti dal luogo dell'appuntamento «incriminato». Quella volta Pisapia ed i tre imputati si incontrarono davanti alla tribuna centrale.

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