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Cronaca

Colpo di scena nel processo ‘Game over'

Scritto da Il Mattino (admin), lunedì 25 febbraio 2002 00:00:00

Ultimo aggiornamento lunedì 25 febbraio 2002 00:00:00

Ha raccontato di nuove minacce e di continue intimidazioni. Ha parlato di un incubo senza fine, continuato anche dopo l'arresto dei suoi presunti estorsori, perché qualcuno, in questi mesi, avrebbe cercato di dissuaderlo. Gerardo Pisapia, l'imprenditore antiracket testimone unico nel processo contro Pierangelo Pezzella (nella foto in alto, difeso dall'avvocato Giovanni Annunziata), Guerino Lambiase (avvocati Marco Salerno e Maurizio Mastrogiovanni) e Vincenzo D'Elia (avvocato Rodolfo Viserta), rivela nuovi retroscena. Saltano fuori, però, tredici testimoni, tutti cavesi e vicini ai tre imputati, che saranno ascoltati dal pm a partire dalla prossima udienza, fissata per l'11 marzo. Le loro testimonianze, secondo il collegio difensivo, riuscirebbero da sole a sconfessare l'imprenditore cavese ed a smontare le sue accuse. E così, anche fuori dall'aula giudiziaria, il processo sul caso noto agli inquirenti come "Game Over" continua a vivere nuovi colpi di scena. Il 12 febbraio scorso, nel corso della seconda udienza dibattimentale, Pisapia, titolare di un'impresa di trasporti alle spalle dello stadio comunale, aveva risposto alle domande del pm Domenica Gambardella, titolate dell'intera inchiesta, confermando punto per punto le pesanti accuse di estorsione nei confronti di Pezzella, D'Elia e Lambiase (nella foto al centro). L'uomo aveva riletto i contenuti delle audiocassette da lui stesso presentate come prove ed inserite agli atti del processo dopo una perizia di veridicità decisa in una precedente udienza dal giudice Diletto. Nella prossima udienza, Pisapia subirà un controinterrogatorio da parte dei difensori, che chiederanno di ascoltare i nastri delle cassette, assegnando ruoli precisi alla voci registrate. Sarà, poi, la volta degli agenti che hanno condotto le indagini. Ma nuovi tasselli potrebbero essere scoperti con la comparizione in aula dei tredici testimoni, che saranno ascoltati a scaglioni. Per il momento si sa per certo che cercheranno di smentire la testimonianza di Pisapia.

La vicenda

L'imprenditore decise di denunciare i suoi presunti estorsori, ma non si sarebbe limitato a salire le scale che portano agli uffici del Commissariato. Era il 17 novembre del 2000: quella sera, poco dopo le 19, Gerardo Pisapia doveva incontrare Pezzella, D'Elia e Lambiase davanti alla tribuna dello stadio. Qualche ora prima l'imprenditore avrebbe avvertito gli agenti, svelando orario e luogo dell'incontro. Una volta raggiunta via Mazzini, avrebbe azionato il registratore, riuscendo così a raccogliere prove schiaccianti contro i suoi presunti taglieggiatori. La zona era già stata accerchiata dagli uomini dell'Anticrimine, che fermarono Pezzella, D'Elia e Lambiase proprio mentre afferravano le banconote da 300mila lire. I tre vennero arrestati con l'accusa di estorsione con metodi camorristici, ma fin dalle prime ore cercarono di difendersi, giustificando quella riscossione come il saldo per un credito. Secondo gli avvocati difensori si trattava di una mediazione: D'Elia (nella foto in basso) avrebbe procurato una cabina per camion a Pisapia, che era interessato all'acquisto, mentre Pezzella, l'unico provvisto di patente di guida, e lo stesso Lambiase avrebbero svolto il ruolo di accompagnatori. Compiti, dunque, diversi per i tre imputati ed anche un diverso cammino giudiziario: a Lambiase, l'unico dei tre a non presentare pendenti per associazione camorristica, è stata revocata la misura di custodia cautelare in carcere. Per gli altri due imputati, invece, la pubblica accusa ha richiesto l'acquisizione della sentenza contro Pezzella e D'Elia del processo Bisogno più 44. Un precedente che potrebbe provare l'imputazione di associazione a stampo camorristico.

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